Cesare, morto a 22 anni di coronavirus

Affetto da una grave patologia, era in ospedale. Appassionato di musica, faceva il dj e suonava il “du botte” nelle feste di paese
ROCCAMORICE. Alle feste con gli amici era sempre lui il principe della consolle. Dj Cesare Conte. Era quello il suo sogno più grande che coltivava mentre lavorava come metalmeccanico in una ditta di Chieti. Lo chiamavano ovunque, compleanni, party, anche al di fuori della sua Roccamorice, perché lui conosceva tutti i segreti della musica. Roteava il vinile e suonava il “du bott” con la stessa grazia e intensità. Una passione che esibiva con semplicità. Vestiva sempre alla moda, era socievole, vivace e dinamico, così lo descrive chi lo ha conosciuto. Da bambino, e per tutta la sua giovane vita, aveva combattuto contro una grave patologia che non gli dava tregua. E la scorsa notte alle 23, Cesare Conte ha perso la sua battaglia più importante. Aveva 22 anni. Era ricoverato all'ospedale di Pescara da qualche giorno per seguire le terapie per la sua patologia. Ma le sue condizioni di salute si sono aggravate, nella notte tra lunedì e martedì, dopo aver sviluppato una severa polmonite da Covid. Lascia, annientati dal dolore, la madre Katia Palumbo, dipendente di una Rsa della zona; il padre Alfonso, impiegato Aca; la sorella Letizia con Fabio, il nipotino Leonardo, le nonne Grazia e Anna.
Il sindaco di Roccamorice, Alessandro D'Ascanio, oggi proclamerà il lutto cittadino per la giornata di domani, giorno della cerimonia funebre che si terrà alle 11 nel cimitero di Roccamorice. Una semplice benedizione, come imposto dalle norme ai tempi del coronavirus, che sarà un momento di raccoglimento privatissimo, per pochi. Il dolore della famiglia, in quarantena, è anche quello della piccola comunità del paese, ai piedi della Maiella-Morrone, neppure un migliaio di abitanti, profondamente addolorati dalla morte del ragazzo che hanno visto nascere e crescere nella dimora di località Colle Cauto.
Tutti conoscevano Cesare, la più giovane vittima del coronavirus in Abruzzo, dopo i casi di una donna di 37 anni e un ragazzo di 19, aiuto cuoco di Nereto, morto a Londra a fine marzo. E nessuno dimenticherà mai le urla strazianti della madre, appena appresa la notizia della morte del figlio, intorno all'una della scorsa notte.
Cesare era nato a Popoli. Aveva frequentato le elementari e le medie a Roccamorice, poi si era iscritto all'Itis "Luigi di Savoia" di Cheti dove si era diplomato pochi anni fa. Sin da piccino aveva dovuto prendere familiarità con gli ospedali, Pescara, Chieti, Bologna, perché le patologie da cui era affetto, gli piegavano il fisico ma non l'animo. Quello di un ragazzo solare, pieno di vita, che aveva sempre voglia di fare e che si faceva volere bene, così racconta chi lo ha conosciuto e lo ha visto crescere e combattere come un leone. Ma lui, Cesare, mai si è abbattuto. Affrontava tutto con quel sorriso dolce stampato su un viso delicato, si aggrappava alla vita e coltivava le sue passioni. La musica, prima di ogni altra. Le dita volavano sul du bott, strumento tradizionale poco più piccolo di una fisarmonica, molto amato nei paesi. E si stropicciavano rapidamente sui dischi di vinile, quando partecipava alle feste di compleanno dei suoi amici che lo volevano mattatore e protagonista delle serate spensierate e allegre. Ma amava anche tirare calci al pallone, tra le vie del borgo. Dopo il diploma all'istituto industriale aveva trovato un lavoretto in una ditta teatina come metalmeccanico. Si era pure cercato un appartamentino per non dover macinare troppi chilometri al giorno, tra casa e lavoro. Stava bene, era felice. Poi la crisi, il ricovero in ospedale, l'aggravarsi delle condizioni di salute nella notte. E l'addio.
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