«Che bello stare insieme dopo il lockdown»

La pandemia raccontata dai pensionati dell’associazione Anziani D’Annunziana: è stato un incubo
PESCARA. «Ci è mancato stare qui, tutti insieme, nel nostro paradiso», il comparto 2 della pineta dannunziana di via D’Avalos.
«Ci incontriamo ogni giorno da vent’anni, ma l’isolamento ci ha costretti alla solitudine. Ognuno a casa sua, abbiamo avuto tanta paura in questi mesi. Potevamo parlare solo per telefono. Ma quando abbiamo saputo che potevamo tornare al parco ci siamo sentiti subito sollevati, leggeri, assaporiamo la ritrovata libertà».
Sono concentrati sul ramino e guai a infastidirli. Sfumacchiano sigari, tracannano acqua dalle bottiglie «perché», rivelano, «ci hanno chiuso la fontanella, che è secca e il Comune non l’ha ancora ripristinata». Parlano a testa bassa, non staccano gli occhi dalla partitella. Si fanno abbracciare dal sole ancora bollente del pomeriggio, spalmati sulle seggiole di plastica, allineate sul prato accanto ai giochi affollati dai bambini. Si raccontano i momenti bui del lockdown «che sembravano non finire mai». Il capo della «banda di vecchiacci», così si definiscono scherzosamente, è Gabriele Mangifesta, 78 anni, di San Silvestro, presidente dell’associazione Anziani D'Annunziana, che ogni giorno va al parco accompagnato dal figlio Fabio. È stato assistente sociale prima della pensione e ama scandagliare l’animo umano: «Eravamo in cento, dieci anni fa, la pandemia ha portato via tanti nostri amici. Siamo addolorati per queste perdite, rimaniamo in pochi». Lo assale la malinconia quando ricorda «quei tempi», gli anni Settanta, «quando nella pineta si facevano le feste, i picnic con le tovaglie stese a terra e la gente che mangiava circondata dai pavoni e le caprette».
L’età anagrafica dice che sono “anziani”, ma loro dentro sono dei giovanotti. Vivono da soli, dopo la perdita delle persone care. Gabriele Ferraioli, 81 anni domani, ha macinato chilometri sulle strade per 40 anni come camionista. E poi la morte della moglie Anna.
Non sta un attimo fermo, Michele Luciani, che si prende cura della pineta come fosse sua: «Nei bagni serve l’illuminazione, non abbiamo più il campo di bocce e la fontanella dell’acqua potabile è secca da anni», si lamenta. Occhi fissi sulle carte da gioco, Ernesto Mancini, 72 anni, ex ferroviere di via Tavo; Peppe Moretti, 75 anni, dipendente di una compagnia telefonica in pensione, residente a Francavilla; Mario Piergallini, 89 anni, ex impiegato nei trasporti, pescarese nato ad Ascoli Piceno; Edgardo Sabatini, detto Edy, col sigaro fumante, ex dipendente Eni nato a Casalanguida, nel Chietino. Parlottano tra loro, si infervorano e si sfogano: «Questo è il posto più bello di Pescara, ci è mancata l’aria, la libertà, lo stare assieme. Siamo usciti pazzi in casa, soli, con gli amici morti o in quarantena. Ci piacerebbe che i giovani venissero a chiacchierare con noi. Da qui la sera, non vorremmo mai uscire, ci inventiamo sempre le scuse per rimanere».
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