Chiavaroli: così si batte la corruzione

16 Dicembre 2017

Il sottosegretario alla giustizia: «Occorre prevenzione e lavorare nelle scuole»

PESCARA. Un confronto ampio sulla legalità e sui rischi si è svolto ieri nella sala consiliare di Palazzo di Città gremita da rappresentanti del mondo giuridico, legale, universitario e d’impresa per “Legalità corrotta, sviluppi normativi e giurisprudenziali sulla lotta alla corruzione”, evento a cura della presidenza del consiglio comunale insieme ad Aiga (Associazione giovani avvocati), in collaborazione con Ordine degli avvocati e Confindustria Chieti-Pescara. Argomento che attendeva un intervento Skype di Rita Borsellino, a capo del centro studi intitolato al fratello e voce autorevole della società civile, che però non si è potuto svolgere per le precarie condizioni di salute della sorella di Paolo Borsellino.
Un tavolo prestigioso a cui ha fatto giungere il suo saluto da Roma il vice presidente del Csm Giovanni Legnini: «Voglio esprimere il mio più vivo apprezzamento per l'iniziativa che avete promosso al fine di discutere di un tema cruciale per il futuro del nostro Paese. La necessità di accrescere l'efficacia degli strumenti, preventivi e repressivi, di contrasto alla corruzione è da tempo al centro del dibattito pubblico e del confronto tra i giuristi, i rappresentanti delle istituzioni e gli organismi europei di cooperazione giudiziaria. Gli interventi legislativi sulla materia degli ultimi anni hanno significativamente corrisposto a tale crescente attenzione consentendo di migliorare sia gli strumenti di prevenzione, con l'istituzione dell'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e l'attribuzione a essa di molteplici competenze, che quelli legati alla repressione penale, fino alla recente approvazione della legge sul cosiddetto whistleblowing». Ha aggiunto Chiavaroli: «Nei miei due anni di lavoro al ministero di Giustizia abbiamo fatto tante iniziative importanti e colto anche qualche risultato. Il problema della corruzione nel nostro Paese non si affronta solo con il codice penale. Abbiamo alzato le pene per alcuni reati, aumentata la prescrizione, nella riforma del codice antimafia abbiamo fatto un intervento consistente nella parte che riguarda le imprese, però abbiamo inserito una norma che estende le misure di prevenzione agli indiziati dei reati contro la pubblica amministrazione. Una norma così è una norma forte che snatura le misure di prevenzione e mina le basi dei principi ai quali credo sia ispirato tutto il nostro ordinamento. E’ un intervento che non serve, perché se non decidiamo di fare il lavoro vero, culturale, di prevenzione, tutte le regole del nostro ordinamento non basteranno a sconfiggere la corruzione. In questa legislatura abbiamo messo su l’Anac e gli abbiamo affidato dei compiti di accompagnamento della pubblica amministrazione e di prevenzione. A questo abbiamo affiancato il lavoro con le scuole, che è la fetta più grossa e importante: se non insegniamo ai giovani che l’impegno, il merito e il sacrificio sono le cose che contano, non faremo mai la differenza».