«Chiedete aiuto, una parola può salvare»

La psicologa: «La continua stimolazione degli obiettivi da raggiungere causa il senso di fallimento»
PESCARA. «Una parola può salvare. Se si hanno idee cattive e azioni negative su se stessi, bisogna chiedere aiuto anche a un amico, ma è importante farlo».
L’appello, dopo il caso del 34enne di Penne, arriva dalla psicologa e psicoterapeuta Elisabetta Catapane.
Dottoressa, ha colpito tutti la notizia di questi giorni della pallavolista diciottenne precipitata dall’hotel dove alloggiava in Turchia. In una persona fragile quanto può contare l’emulazione?
«Non ci sono basi scientifiche per rispondere a questo. Quello che invece si deve fare di fronte a tutti questi suicidi è interrogarsi. Io credo, dal punto di vista dell'analisi sociale, che sono il sintomo di una profonda disgregazione. Il senso di appartenenza, di coesione, di identità è diventato molto fragile. Quindi, probabilmente, vengono a mancare i contenitori che fungono da sostegno, da accoglienza. E insieme a tutto questo vanno considerate le eccessive performance che vengono richieste. C'è una competizione che pone in una condizione di continuo confronto con l’altro, c’è una iper stimolazione degli obiettivi per cui bisogna assolutamente raggiungere certi standard. Se non si è capaci di raggiungerli, sopraggiunge il senso di fallimento che invade la mente con il senso di inutilità. Il senso di fallimento e di inutilità si sostituisce al significato della vita. L’esistere perde di significato. Insomma, se non si è performanti in un certo modo, si rimane schiacciati. Il suicidio è il segnale del malessere della società e non solo del singolo individuo. Come ho detto, il vuoto interiore si genera dal fatto che non trova più il riferimento e il contenimento rispetto alla sua esistenza e ciò porta ad un vuoto più allargato».
L’emergenza sanitaria ed economica legata al Covid che impatto ha avuto sui giovani?
«Indubbiamente il Covid ha inciso con tutto quello che ha comportato. Abbiamo assistito e assistiamo a una crescita esponenziale di situazioni di ansia e depressione. Ci lasciamo alle spalle una pagina buia della nostra storia».
Alle persone che si sentono un po’ più fragili che messaggio si può dare di fronte a certe notizie?
«Occorre superare il senso della vergogna che la fragilità provoca. La nostra società ci ha abituato a vedere chi è fragile come in una sorta di inferiorità. Ma non è assolutamente così. Se ci si sente in questo modo, bisogna chiedere aiuto a uno specialista, o anche a un amico. Ancora di più se si hanno pensieri cattivi. Parlare è fondamentale e può salvare».
(a.d.f.)
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