Chiodi: meritavo un premio ma sono imputato, sarò assolto

11 Ottobre 2016

PESCARA. «Quale prescrizione, io sono certo che sarò assolto. Alla prescrizione ci pensa chi è colpevole e, di certo, io non lo sono e neanche gli altri. Io sono l’unico politico in Italia che si...

PESCARA. «Quale prescrizione, io sono certo che sarò assolto. Alla prescrizione ci pensa chi è colpevole e, di certo, io non lo sono e neanche gli altri. Io sono l’unico politico in Italia che si ritrova imputato per aver favorito lo Stato e non le cliniche private». Gianni Chiodi, presidente della Regione (Forza Italia) tra il 2009 e il 2014, difende il suo operato: «Durante il processo emergerà la verità. Io sono uno che ha dato fastidio alle cliniche perché ho ridotto i budget: nel 2010, per la prima volta in Abruzzo, sono stati fatti i contratti alle case di cura e, anziché darmi un premio per aver ripristinato i controlli sui tetti di spesa, mi ritrovo imputato. Di solito», riflette l’ex governatore, «i politici sono accusati di fare favori ai privati, mentre a me è accaduto il contrario: io da qualcuno di loro ho ricevuto un atteggiamento almeno ostile. Sono amareggiato e non solo per questo procedimento: gli stessi carabinieri e gli stessi pm hanno indagato anche sui rimborsi della Regione contestandomi un conto di appena 660 euro per una cena. Andiamo avanti».

Chiodi parla dell’indagine sui tetti di spesa che oggi torna in aula con un’altra udienza preliminare: sul presunto trattamento privilegiato per Villa Pini – nel 2010 sottoposta alla procedura di fallimento – dice: «Mi dicono che avrei favorito Villa Pini ma non è vero. Inoltre, per assurdo, quanto non avrebbe dovuto prendere Villa Pini non sarebbe potuto andare alle altre cliniche: questo è fondamentale perché c’è qualcuno che pensa che se io avessi dato di meno a Villa Pini, ne avrebbero beneficiato le altre cliniche ma non è così».

La versione di Chiodi è la stessa resa in un interrogatorio: «L’accusa», disse Chiodi in procura, «sembra voler ritenere l’esistenza di un automatismo tra il presunto maggior tetto di spesa attribuito a Villa Pini e il tetto di spesa attribuito alle altre cliniche private. In questo senso leggo il capo di imputazione quando dice: “intenzionalmente procurato alla struttura privata in fallimento Villa Pini un ingiusto vantaggio patrimoniale e ingiusto corrispondente danno alle altre case di cura”. Devo precisare che questo presunto automatismo non esiste. Il metodo di fissazione dei tetti di spesa prescelto dall’Agenzia sanitaria regionale determinava un tetto per singola struttura e questo tetto non era influenzato da quello delle altre strutture».

Sulle intercettazioni in cui sembrano emergere conti sbagliati a vantaggio di Villa Pini, Chiodi dice: «Se non lo sapeva la Baraldi, figuriamoci se potevo saperlo io». L’ex presidente sottolinea un passaggio: negli atti giudiziari si contesta di aver dato a Villa Pini 1,6 milioni in più rispetto a quanto già assegnato. «Ma, poi», dice, «sono state fatte delle correzioni e con una nuova metodologia il delta di oscillamento sarebbe solo di 225 mila euro, come dice la stessa procura».

Chiodi ribadisce il suo ruolo di guida politica e non di tecnico: «Non ero io che elaboravo i dati ma recepivo le cifre che mi venivano date dall’Agenzia sanitaria regionale. Il presidente è un organo atecnico: io dovevo solo sincerarmi che le metodologie fossero asseverate dall’Agenzia sanitaria regionale e dal subcommissario, sostegno tecnico nominato dal ministero della Salute e non dalla Regione. Il mio, quindi, era un atto dovuto e non avrei potuto entrate nel merito. Comunque, su questo punto, tutti i contenziosi sono stati risolti favorevolmente al Consiglio di Stato. La mia prudenza sta nel non essermi distaccato dai dati tecnici. E dalle intercettazioni non emerge alcun tipo di consapevolezza delle questioni tecniche. Però, mi ritrovo imputato lo stesso. (p.l.)