Chiude Librincentro «Troppe vendite on line»

Dopo 18 anni in via Milano, Forconi annuncia che punterà sulla libreria in stazione «Bisogna invogliare i bambini a leggere. L’ebook? Non ne ho mai provato uno»
PESCARA. «Ho 72 anni, non mi sento vecchio ma sono stanchino, anche perché stare aperti 350 giorni su 365 è dura, soprattutto alla mia età. Ecco perché ho deciso di chiudere e di concentrare la mia attività nell'altra libreria, la Rusconi, all'interno della stazione ferroviaria centrale, rilevata un anno fa insieme a mio figlio Marco». Umberto Forconi, originario delle Marche ma cresciuto a Roma e poi trasferito a Pescara per amore della donna aquilana che poi è diventata sua moglie, annuncia così la chiusura di Librincentro, la libreria di via Milano che ha aperto i battenti 18 anni fa. Le luci si spegneranno per sempre il 31 dicembre, ma «non perché gli affari vanno male», chiarisce Forconi.
Come si chiude questa esperienza?
Io sto nel mondo dei libri del 1967: sono stato agente del gruppo Rizzoli - Corriere della Sera per 25 anni, in tutto l’Abruzzo, e ho aperto la prima libreria, la Gulliver, in via Venezia. Poi le altre al porto turistico, all’Upim di Lanciano e Pescara, all’Auchan, anche se in alcuni casi mi sono dovuto tirare indietro per motivi di salute. La più bella esperienza è stata questa, in via Milano, perché mi ha dato tante soddisfazioni ma ora, con lo sviluppo notevole del punto vendita della stazione, quasi uguale a questo, ho deciso di ridimensionare e di concentrare tutto sulla Rusconi. E sono certo che gran parte della clientela ci seguirà là.
Librincentro è in via Milano dall’inizio del Duemila (dopo alcuni anni, dal 1998, con l’insegna Mondadori). Da allora molte altre librerie hanno chiuso, in questo settore. Come ha fatto a resistere?
Questa era l’unica libreria indipendente. In effetti ogni tanto vengono degli ex librai che mi chiedono come ho fatto ad andare avanti. E credo di avercela fatta grazie a delle scelte editoriali e a politiche commerciali giuste. La scelta che ho fatto è stata quella dei remainders (vendendo eccedenze di magazzino o stock invenduti dagli editori, ndr). Sì, questo mondo si è impoverito e chi vende sul web ha condizionato il mercato. Ho sentito in tv che Pescara è la prima città in Italia che acquista libri on line, ed è possibile che sia così.
Ricorda il funerale per la chiusura della Edison?
È stata messa su una baraonda, si cercava di farla resistere ma io non chiudo chiedendo l’intervento del Comune, non mi interessa affatto. E’ una scelta di vita.
Non sente la concorrenza?
No, anzi. Quando ha aperto Feltrinelli, molti mi dicevano che avrei avuto dei problemi invece per me è stato un vantaggio perché la mia potrebbe essere una libreria complementare. E devo dire che diverse persone vengono qui con la busta della Feltrinelli perché trovano dei libri con lo sconto che altrove trovano a prezzo intero. Altri fidelizzano con le card, io preferisco fare uno sconto diretto, immediato, non promettendolo per il prossimo anno. Sono l’unico del centro Italia ad avere delle pubblicazioni con lo sconto del 50%, qui e alla stazione.
Il lettore tipo di Pescara? E i libri più venduti?
Ho notato un grosso interesse da parte dei bambini, spinti da genitori giovani, che li portano qui anche a pochi mesi. Questo forse non è accaduto in passato. E poi ci sono le ragazze (più dei ragazzi), e i professionisti. Tra i libri, vanno quelli per ragazzi e poi saggistica, arte e architettura.
Come si può aumentare l’interesse per la lettura?
Deve partire dalla scuola, è difficile far cambiare idea a chi ha una certa età. I ragazzi vanno istruiti e invogliati a leggere, come hanno fatto diverse scuole. Qui ci sono state le scolaresche e delle insegnanti che hanno acquistato libri di tasca propria.
E l’ebook?
Mi sono rifiutato di venderli e non ho mai provato ad usarne uno. Ma questo è il progresso, che spesso è regresso.
C’è una persona che ricorderà in modo particolare?
Un cliente, e amico, che viene spesso con la moglie. Scelgono dei bei libri ed è una coppia fantastica: forse mi affascina che sia una bella coppia, unita anche dall’interesse per i libri.
Qui si spegnerà tutto, aumenterà la desolazione del centro. Sentirà la mancanza?
Penso che dispiacerà a molti, me lo stanno già dicendo. Per me sarà come uscire da casa mia dopo tanti anni. Ma ne esco a testa alta, con soddisfazione e con sacrificio.
Marco è bravo?
È in grado di portare avanti da solo la nostra società. Prima o poi lascerò tutto a lui. Il futuro è suo.
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