Cinghiali, 161 incidenti in 18 mesi

6 Luglio 2020

Federici di Coldiretti dà l’allarme: «La situazione è drammatica»

PESCARA . Secondo l’ultimo report sono 161 gli incidenti - poco meno di uno ogni tre giorni causati in Abruzzo e Molise da investimento di animali di cui circa la metà sulle tratte A14, A24 e A25. «Un triste primato a conferma di una situazione sempre più drammatica», dichiara Coldiretti commentando i dati diffusi dal Compartimento Polizia Stradale relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ad oggi. Sono dovuti principalmente all’attraversamento di fauna selvatica, molte volte cinghiali, il cui numero secondo Coldiretti è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, salendo a 2 milioni in Italia e oltre 100mila in Abruzzo, con particolare riferimento alle zone interne e montane. Nella nostra regione la concentrazione media stimata è di un esemplare per ogni sette abitanti, dato che peggiora nelle zone più interne dove la fauna selvatica scorrazza maggiormente e da anni indisturbata.
A farne le spese non solo gli automobilisti, che corrono pericoli sempre più gravi soprattutto se si pensa all’alta velocità consentita in autostrada, ma anche gli agricoltori, che hanno problemi diversi e non meno importanti. «L’eccessiva presenza di selvatici rappresenta un rischio sia per l’incolumità delle persone come dimostrano i dati diffusi dalla polizia stradale, sia per l’economia agroalimentare» sottolinea Coldiretti. «La proliferazione senza freni dei cinghiali», continua Giulio Federici, direttore Coldiretti Abruzzo, «sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno mostrato notevoli criticità, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale».
È allarme: «Si tratta di una emergenza sociale e non bastano le misure finora approvate, né la grande disponibilità comunque dimostrata dai sindaci e dalle diverse amministrazioni sia provinciali che regionale», conclude Federici. «È necessario dare una sferzata concreta che non può limitarsi agli indennizzi agli agricoltori per i danni ricevuti, che comunque sono pochi e tardivi». (a.s.)