Cinque morti improvvise in pochi mesi

A luglio scomparsi Rabuffo dell’Orsa Maggiore e un trentenne di Cepagatti che stava per sposarsi
PESCARA. Da Pescara a Cepagatti, passando per Città Sant’Angelo e San Giovanni Teatino. Ha lasciato senza fiato diversi comuni della provincia la morte improvvisa di quattro persone che, proprio come Enzo Iervasi, si sono accasciate e hanno perso la vita in poco più di un batter d’occhi mentre facevano attività sportiva, rendendo inutile ogni soccorso.
È successo quest’estate, sempre a pochi passi dal mare, a Nicola Rabuffo, anche lui 55enne, noto titolare dello stabilimento balneare Orsa Maggiore, il cui cuore si è fermato mentre giocava a beach volley sulla spiaggia, sotto gli occhi della moglie, dei clienti e di chi gli voleva bene.
È successo in una sera di luglio e nello stesso mese è stato stroncato da un malore anche Gianni Di Giamberardino, 64 anni, ex dipendente dell’azienda consortile acquedottistica, di Montesilvano. Era in bici, la passione di una vita, si stava allenando come sempre e, mentre pedalava sulla Lungofino, a Città Sant’Angelo, d’un tratto ha avuto giusto il tempo di dire ad un amico di sentirsi poco bene, per poi cadere a terra. Non c’è stato niente da fare, non si è più ripreso.
È morto in condizioni simili anche un trentenne di Cepagatti, Paolo Palmucci, account manager prossimo alle nozze. Aveva una vita davanti a sé ma a giugno, mentre faceva jogging in contrada Sant’Agata, a Villanova, si è sentito poco bene ed è morto, lasciando senza parole non solo i parenti e la fidanzata con la quale stava per mettere su famiglia ma un’intera città.
Quattro mesi prima, a febbraio, lo stesso destino è toccato a Francesco Magnacca, 49 anni, stimato direttore del reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale clinicizzato Santissima Annunziata di Chieti. Era a casa, a San Giovanni Teatino, aveva appena fatto un po’ di sport, quando si è sentito poco bene e nel giro di qualche minuto è morto, davanti alla moglie.
Cinque morti in pochi mesi, difficili se non impossibili da accettare, soprattutto perché l’amore per lo sport e la costanza negli allenamenti fanno spesso ritenere che molti siano immuni da simili disgrazie. Non è così e lo dimostra la scia di dolore che ha attraversato la provincia dall’inizio dell’anno fino a ieri, quando Iervasi è crollato sulla riviera.
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