Città Sant’Angelo. Tra musica e cavalli, l’addio a Maria Spinelli sul grande carro: «Ci ha insegnato a vivere»

La comunità si stringe attorno a familiari e amici per il funerale della 22enne.
Il messaggio del parroco: «Il suo spirito continuerà a vivere con la stessa forza»
CITTÀ SANT’ANGELO
Non è un funerale facile da affrontare. Vedere Maria Spinelli chiusa in quella bara, a soli 22 anni, è un dramma difficile da sostenere per chiunque sia presente. Familiari e amici si stringono così gli uni agli altri per arginare il lutto: si cercano con gli occhi, si abbracciano, piangono insieme e provano a darsi forza a vicenda. In prima fila ci sono il papà Elvis Spinelli e la mamma Gulmira Israilova, sostenuta dalla sorella Gulnara e dalla figlia Alisia. Poco dopo arriva anche il figlio Alvaro, tormentato dal peso di non essere stato lì, all’ippodromo Schachen di Aarau in Svizzera, dove la notte tra il 29 e il 30 agosto scorsi Maria veniva colpita a morte da un cittadino di 43 anni, che ha sparato contro la folla (circa 3.200 giovani) 40 colpi di pistola. A una settimana di distanza dalla tragedia, all’uscita dalla Collegiata di San Michele Arcangelo, un grande carro funebre oro e nero trainato da sei cavalli bianchi attende il feretro. Intorno si accendono i fumogeni mentre centinaia di palloncini bianchi si sollevano nel cielo di Città Sant’Angelo, accompagnati dalle note di quella musica techno che ha fatto da colonna sonora alle serate della ragazza.
IL DOLORE DI AMICI E PARENTI
Sono le 15 spaccate quando il feretro della ragazza viene trasportato lungo corso Vittorio Emanuele fino alla Collegiata, con la musica techno in sottofondo. Alla vista della bara, fra i presenti diventa ancora più forte la consapevolezza di quanto accaduto: Maria, la ragazza che aveva lasciato l’Abruzzo per costruirsi una vita migliore e indipendente, non c’è più. Intorno alla famiglia si stringono migliaia di persone, arrivate per partecipare alla funzione celebrata da don Lorenzo Di Domenico. E quando il feretro – ricoperto di petali bianchi – entra nella Collegiata, dalla folla si alza un applauso lungo e sentito, che accompagna la salma per gli ultimi metri. Sopra alla bara c’è una fotografia della 22enne.
«MARIA CI INSEGNA A VIVERE»
Non appena inizia la messa, le amiche della giovane – che portano addosso delle magliette bianche con sopra stampata una sua foto – scoppiano in lacrime. Poco dopo, anche le ragazze con cui condivideva le serate in discoteca piangono a dirotto. Fra i parenti la tensione inizia a farsi sentire: dai più giovani agli adulti, fra gli uomini e le donne, si sentono parole di dolore: «Iniziamo subito, non ce la faccio più», «È uno strazio, non può essere vero», «Non reggo, basta, devo uscire», dicono a bassa voce. Poi, una parente viene colta da un malore e sviene, soccorsa subito dagli operatori del pronto soccorso, presenti sul posto insieme alle forze dell’ordine. Il parroco, don Lorenzo Di Domenico, decide quindi di lanciare un messaggio ai presenti e, soprattutto, a mamma Gulmira, che dall’inizio della messa non smette di piangere. «Il Signore ci ricorda, in questo dolore, tutti i fatti e ci dona la forza per vivere questo momento di grande sofferenza», dichiara don Lorenzo guardando dritto negli occhi la madre della giovane, che annuisce. «Il dolore potrebbe cancellare tutto, ma Maria resta una testimone. Dobbiamo alzare lo sguardo al cielo, perché anche nel dolore siamo chiamati a non perdere la speranza. Maria è stata vittima di un uso sbagliato della libertà, di una libertà intesa come fare quello che ci pare senza pensare alle conseguenze. La libertà, invece, deve essere usata per aiutare, per sollevare, per fare il bene. E in questo ultimo gesto», conclude il parroco, «Maria ci restituisce qualcosa di importante: lascia un modo di vivere la libertà, un modo di vivere la vita che deve contagiare anche noi. Quello che Maria ci ha consegnato, lo spirito che abbiamo conosciuto in lei, può continuare a vivere in noi con lo stesso desiderio, con la stessa forza».
IL CARRO PER L’ULTIMO SALUTO
Subito dopo il messaggio fa il suo ingresso Alvaro, il fratello di Maria. Non è solo: porta con sé il cane della ragazza, un pitbull bianco, presente anche lui per dare l’ultimo saluto alla giovane, che non ha più visto ritornare a casa dopo la tragedia avvenuta in Svizzera. Alvaro varca la soglia e tira dritto, rifugiandosi in un angolino a testa bassa: non si gira nemmeno per un istante, perché guardare la bara sarebbe un dolore insostenibile. Si chiude così nel suo silenzio, fino a quando le migliaia di persone presenti si spostano all’esterno: la messa è finita e arriva il carro trainato dai cavalli, pronto a trasportare il feretro verso il cimitero di Città Sant'Angelo. Comincia così il corteo che attraversa corso Vittorio Emanuele per l’ultimo saluto. Dalla famiglia nessun discorso pubblico. Mamma Gulmira e papà Elvis restano in silenzio fino alla fine: durante la funzione viene anche impedito ai presenti di scattare fotografie ed effettuare riprese video. L’ultimo saluto a Maria restano dunque affidato agli abbracci e alla lunga marcia che accompagna la salma.
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