Classi accorpate, la protesta delle famiglie

17 Aprile 2024

Caramanico, in piazza genitori e sindaci delle aree interne. Sospiri: garantiremo il diritto allo studio

CARAMANICO TERME. «Non siamo numeri, siamo comunità». Suona come uno slogan, ma è l'affermazione ripetuta più volte ieri mattina a Caramanico Terme dal sindaco Luigi De Acetis e dai primi cittadini di Salle Francesco Crivelli e Sant’Eufemia Davide Morante, oltre che dalle famiglie e da tutta la comunità scolastica, in occasione della protesta indetta per dire no alla formazione di una pluriclasse alle medie.
In base alla normativa del 2009 nelle comunità montane non è possibile formare una classe con meno di dieci alunni. Nel plesso di Caramanico Terme dell’istituto comprensivo San Valentino-Scafa i nuovi iscritti sono sette. Ragion per cui, dal prossimo anno scolastico 2024-2025, gli studenti del primo anno potrebbero finire nella stessa aula degli allievi di terza. «In questo modo si rischia la dispersione scolastica», sottolinea il sindaco De Acetis. «Ci siamo già interfacciati con l’ufficio scolastico regionale, per salvaguardare la scuola di Caramanico, in cui confluiscono i ragazzi di Salle e Sant’Eufemia». Ieri, in occasione della prima protesta pubblica, è stata firmata una petizione dai tre sindaci interessati dall’accorpamento ma anche dai primi cittadini di altri comuni vicini, come San Valentino, Lettomanoppello e Scafa, affinché un intervento ad hoc da parte delle istituzioni possa evitare la formazione di una pluriclasse. E in una lettera, firmata dai rappresentanti d’istituto, sono state evidenziate le ragioni alla base della protesta. A spiegarlo è una di loro, Angela De Stefanis, preoccupata per la mancanza di un progetto formativo di lunga durata, oltre che per il futuro di una comunità che ha già sofferto molto per via della chiusura delle terme. «Spesso si ripete di voler evitare lo spopolamento delle aree interne, ma i fatti dimostrano l’esatto contrario», dice. «Gli alunni dei territori montani hanno il diritto di frequentare classi come nei centri a maggiore densità di popolazione, ad avere a disposizione gli stessi mezzi, le stesse ore e modalità di insegnamento».
Sulla garanzia del diritto allo studio per tutti è stata presentata un'interrogazione dal deputato Pd Luciano D’Alfonso. Per il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli, presente alla protesta assieme al consigliere Antonio Di Marco e al consigliere provinciale Gianni Chiacchia, la situazione di Caramanico rientra nella casistica delle deroghe ai normali standard di organico. Ed è proprio partendo da questo presupposto che, nei giorni scorsi, ha inviato una lettera al direttore dell’ufficio scolastico regionale Massimiliano Nardocci e ha presentato una risoluzione alla quinta commissione del consiglio regionale, invitando il presidente Marsilio e l’assessore competente a riconsiderare la decisione, applicare le deroghe previste dalla legge nei plessi di Caramanico Terme e Castelvecchio Subequo, dove è stato impiegato un provvedimento analogo.
Rassicurazioni arrivano dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che parla di un incontro tra l’assessore regionale Roberto Santangelo e il direttore dell’ufficio scolastico regionale per affrontare la vicenda e scongiurare i temuti accorpamenti. «Ho prestato molta attenzione alle istanze dei cittadini e degli amministratori locali, consapevole dell’importanza di tutelare e garantire ovunque il diritto allo studio, al pari del diritto alla salute, soprattutto nelle aree interne di montagna», dice Sospiri. «Obiettivo della Regione Abruzzo, già dalla prima legislatura, è stato quello di investire su tali aree per riportare le famiglie a vivere realtà fondamentali che ci permettono di portare avanti tradizioni e cultura. E la scuola è il fondamento di tali realtà, è uno degli assi sociali portanti capaci di tenere insieme le comunità».