Classi al freddo, scoppia la protesta

14 Febbraio 2023

Di Marzio-Michetti. Termosifoni accesi, ma temperature basse. L’Istituto: copritevi

PESCARA. «Fa freddo a scuola e noi siamo costretti a stare in aula con giubbotti e cappello, coperte, pigiama e tute sotto i vestiti», si lamentano gli studenti. E la scuola replica: «Copritevi».
Una ventina di ragazzi delle terze classi, indirizzi Socio sanitario e Moda, ieri mattina, ha protestato davanti all’istituto Di Marzio-Michetti affiancati da alcuni genitori, Anita Leone, rappresentante di classe e Carmelina Innero, e dal vice presidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari, che «ha raccolto il loro grido d’aiuto» e annunciato l’invio di una lettera alla Provincia per «chiedere la verifica delle temperature» al primo piano dell’istituto di via Arapietra «per agevolare lo studio e la concentrazione, impossibili al freddo». Si gela solo al primo piano, a detta degli studenti, nell’istituto guidato dalla preside Antonella Ascani, dove ci sono quattro classi al freddo malgrado «i termosifoni siano bollenti ma non riscaldano gli ambienti», rivelano Karina, Alexandra, Aurora, Chiara, Anna, Giulia, Sebastiano, Giorgia, Sophie, Francesca, Roberta, Sharon, Kyra, Samyra, Luis, Emanuele, Vittoria e Francesco, in rappresentanza di un centinaio di studenti. Dai telefonini spuntano le foto dei termometri scolastici che indicano «i 12-13 gradi, contro i 18-20 regolamentari», hanno scritto sui fogli che sventolano davanti alla vice preside Milca Marini e all’insegnante Giuliano Natale che, attraverso uno scambio di vedute da toni educati ma fermi, hanno raccolto le istanze dei manifestanti e spiegato che le comunicazioni alla Provincia ci sono state: «Abbiamo fatto quanto possibile», ha detto Marini, «per tale ragione i tecnici hanno anticipato l’accensione dei termosifoni alle 4 del mattino alle 12. Purtroppo ci sono aule non esposte al sole e gli infissi non trattengono il calore».
Gli studenti, attraverso la portavoce Emanuela Chiacchio, hanno spiegato che «la situazione va avanti dall’inizio dell’anno con numerosi appelli lanciati alla scuola e alla Provincia, senza mai avere risposte». I ragazzi hanno chiesto «stufette in classe oppure il cambio delle aule», e Pettinari ha suggerito l’installazione di termoconvettori. La vice preside, che indossava il giaccone nel suo ufficio col termosifone spento, ha bocciato le proposte: «Le stufe non si possono mettere per motivi di sicurezza e non ci sono altre aule disponibili da occupare». E ha bacchettato le ragazze abbigliate con jeans strappati e pancia scoperta, come vuole la moda: «Copritevi, così non sentite freddo».