Clienti morosi e costi alle stelle Fare l’avvocato non piace più

27 Gennaio 2015

In 10 anni il numero dei praticanti è passato da 900 a 300, in aumento le richieste di aiuto economico Il presidente uscente Di Campli ha firmato il protocollo per le difese d’ufficio non liquidate

PESCARA. Costi in aumento e clienti che non pagano più, decine di richieste di sostegno economico e il numero di praticanti ridotto ai minimi termini, segno di una professione che, in tempi di crisi, non affascina più. Come se la passano i quasi 1.700 avvocati pescaresi? Non bene, secondo i dati dell’ordine degli avvocati, che raccontano di un mestiere che resta sempre tra i più diffusi a Pescara ma che non è uscito indenne dalla crisi.

Negli ultimi 10 anni il numero dei praticanti – tappa formativa (e sottopagata) per i giovani che iniziano la professione – è passato da circa 900 agli oltre 300 dello scorso anno, con un calo annuale di almeno il 15%. Numeri in discesa che dicono che la professione non attira più come ai tempi d’oro come racconta anche l’avvocato Ugo Di Silvestre, consigliere decennale dell’ordine. «Un po’ perché a Pescara», spiega Di Silvestre, «abbiamo istituito un percorso di formazione rigido con la scuola forense obbligatoria e un po’ perché la prospettiva di inserimento e di affermazione è diventata sempre più lontana», dice Di Silvestre. Più che di fascino perso, l’avvocato preferisce parlare di un “mito” che si sta svuotando perché le speranze dei giovani si scontrano, poi, con la realtà: quella dei costi da sostenere e dei clienti che, in un contesto di crisi generale, non pagano. Un depauperamento che incide non solo su chi inizia la professione ma anche sugli avvocati più esperti che, a metà carriera, si trovano a riniziare da capo.

Alla crisi generale contribuisce, poi, anche l’organizzazione del tribunale che negli ultimi anni ha tenuto ferme le liquidazioni dei compensi per il gratuito patrocinio e le difese d’ufficio a cui sono iscritti circa 300 avvocati: migliaia di pratiche non ancora liquidate che vanno dai casi più semplici di un centinaio di euro fino a circa 2mila euro. Pochi giorni fa il presidente uscente del consiglio dell’ordine Donato Di Campli ha firmato un protocollo con il presidente del tribunale Giuseppe Antonio Cassano per liquidare quei compensi arretrati. «Sarà una liquidazione immediata», spiega Di Campli, «e riguarderà migliaia di pratiche soprattutto relative agli ultimi tre, quattro anni». La cifra dovrebbe aggirarsi sui 400mila euro eppure sono in molti ad essere scettici. Tra questi c’è l’avvocato Antonello Salce, presidente dei giovani avvocati fino al 2013, che crede che in realtà il problema «sia più ampio». «Ci si sta concentrando solo su una parte», dice Salce, «l’accordo non affronta i tempi di liquidazione né prevede vincoli per i magistrati, la necessità di smaltire velocemente quell’arretrato». A minare l’accesso e lo svolgimento della professione ci sono anche alcune riforme che non hanno agevolato gli avvocati come quella, ricorda sempre Di Campli, che ha introdotto l’indennizzo diretto per il risarcimento danni auto. Così, se il battesimo di un giovane avvocato iniziava spesso cimentandosi nell’infortunistica, oggi il mercato si è ridotto perché le assicurazioni riescono a liquidare senza necessariamente passare attraverso l’avvocato. Un cumulo di fattori negativi che negli ultimi anni ha portato i professionisti a chiedere sostegni economici che, anche in questo caso, sono incrementati rispetto al passato.

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