Clienti palpeggiate durante le cure, resta in silenzio il 49enne arrestato

26 Febbraio 2026

Non risponde alle domande del giudice il professionista accusato di violenza sessuale su tre minori. Le avrebbe molestate in più occasioni mentre stavano eseguendo esercizi e trattamenti terapeutici

PESCARA. Sceglie la strada del silenzio il professionista pescarese finito agli arresti domiciliari con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di tre sue giovanissime clienti minorenni (di età compresa tra i 14 e i 15 anni) che avevano avviato un percorso di riabilitazione correttiva nel centro, che si trova in provincia di Pescara, in cui l’indagato presta da qualche anno la sua attività. Le tre vittime, o meglio due delle tre parti offese, sono uscite allo scoperto dopo la denuncia della madre dell’ultima ragazzina che avrebbe subito palpeggiamenti, grazie alle indagini che il pm Gennaro Varone ha affidato al Gav, il gruppo antiviolenza che opera all’interno del tribunale, specializzato nei reati da codice rosso, in particolare sui fatti di violenza sulle donne.

IL SILENZIO. Ieri mattina il 49enne di Pescara, accompagnato dal suo legale, è comparso davanti al gip Giovanni de Rensis (e allo stesso pm Varone), che ha firmato la misura cautelare degli arresti domiciliari, per sostenere l'interrogatorio di garanzia. Ma ha preferito non rispondere alle domande del giudice. Forse una strategia difensiva per avere prima piena conoscenza delle indagini e semmai fornire più avanti al gip o al pm la sua versione dei fatti visto che l’uomo ha sempre negato di aver compiuto quegli abusi sessuali sulle ragazzine.

LA VICENDA. Nella misura cautelare il gip ricostruisce la vicenda partendo proprio dalla prima denuncia e riporta il racconto della madre della vittima che, a novembre dello scorso anno, fece scattare l’inchiesta, poi ampliata con le dichiarazioni di altre due ragazzine alle quali gli investigatori del Gav sono risaliti facendo una indagine a ritroso e andando a spulciare negli archivi del centro di cure per individuare se si fossero verificati altri casi del genere e sempre con lo stesso professionista. Ed è così che si è arrivati a scoprire altri due episodi identici. Il racconto delle ragazzine, raccolto dalla procura in audizioni protette e con l’ausilio di una psicologa, alla fine tratteggia lo stesso modus operandi dell’indagato.

Giovani ragazze «inizialmente inconsapevoli del contenuto delle azioni dell’indagato a cagione della loro giovanissima età nonché della loro totale inesperienza sessuale, che dapprima non hanno espresso, neppure in forma tacita, il proprio consenso e successivamente, resesi conto delle perversioni alle quali erano state sottoposte, in loro erano insorti sentimenti di disagio, fastidio, nervosismo, vergogna e paura». Tanto che tutte e tre si erano poi rifiutate di continuare quelle sedute, riportando quel disagio ai genitori, ma impedendo loro di denunciare per paura e vergogna, come sostenuto dal giudice, tranne che nell'ultimo caso.

«Tenendo a mente come le più recenti condotte illecite siano state poste in essere appena tre mesi or sono», scrive il gip nella misura, «devono sottolinearsi il numero elevato, ben tre, di giovani donne molestate sessualmente dall'indagato; l'aver iniziato le condotte illecite sin dal lontano 2022 (i casi si sarebbero verificati nel 2022, nel 2023 e l'ultimo nel 2025, ndr); l'aver sfruttato l'inesperienza e l'ingenuità delle sue vittime le quali, soprattutto all'inizio delle condotte illecite ai loro danni, neppure si rendevano conto che l'indagato si stava approfittando di loro; il non essersi trattenuto dal porre in essere le sue condotte allorquando una ragazza stava facendo gli esercizi in compagnia di un'altra (“e magari lei era girata e non mi vedeva e lui ne approfittava e mi toccava”, come dichiarato da una delle tre vittime)».

LA RICHIESTA. Per questo la scelta di pm e gip dei domiciliari, per evitare la reiterazione dei reati, con «lo scopo di impedire all'indagato di aggredire sessualmente qualunque ragazzina avesse la sfortuna di imbattersi “nell’orco” e questo sia all’interno del centro ovvero in una palestra o lungo la pubblica via». Gli investigatori hanno anche raccolto le dichiarazioni del responsabile del centro (estraneo ai fatti), che dopo l’acceso diverbio della madre dell’ultima ragazza con l’indagato (affrontato nel centro per chiedere spiegazioni di quel comportamento), aveva cercato inutilmente di mettersi in contatto con il genitore per cercare di ricomporre la questione. Ora la procura è in attesa di conoscere il risultato dell'esame dei supporti informatici sequestrati all'indagato per verificare l'esistenza di altri elementi per corroborare l'accusa.

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