Pescara, lo storico artigiano Perini cerca un erede: «Attività in chiusura»

25 Febbraio 2026

L’esperto di termoidraulica lascia il mestiere dopo 60 anni: «C’è tutto il materiale, ma i giovani non vogliono lavorare»

PESCARA​​​​​. «Non ci sono più giovani disposti a fare il mestiere. Questo è il motivo per cui chiudo». Così dice al Centro lo storico artigiano Domenico Perini mentre serve l’ennesimo cliente nel suo negozio di via Ancona, punto di riferimento per generazioni di pescaresi. Nato nel 1951 a Cappelle sul Tavo, ha iniziato a lavorare da giovanissimo – a 16 anni – in un tempo in cui studiare fino alla maggiore età non era la regola, ma l’eccezione. «Se venivi bocciato dovevi andare a lavorare», racconta Perini. E lui ha lavorato, eccome se lo ha fatto. Prima come dipendente del maestro Ercole Ciccone, poi dal 1987 come titolare dell’attività.

Il negozio oggi è ancora pieno di materiale: scaffali colmi, tubazioni, valvole, sistema di adduzione dell’acqua. Da Perini si trova la qualunque. E soprattutto si trova un professionista che sa spiegare. È questo che i clienti cercano, prima ancora del prezzo giusto: la competenza. Lui lo sa – anche perché non lo nasconde – e mentre accoglie coloro che entrano nel negozio, lo dice con una punta di orgoglio che non scivola mai in arroganza: «Sono il meglio del meglio, inutile a dire». D’altronde sull’insegna del negozio lo ha scritto a chiare lettere: “Materiali idro-termo-sanitari… anche quello che gli altri non hanno!”.

la storia e l’appello

Prima di diventare titolare aveva già alle spalle circa 25 anni di lavoro come dipendente, sempre nello stesso settore. Racconta poi che l’attività non l’ha aperta da zero, ma che quel negozio esisteva da tantissimo tempo, probabilmente, dice, «ha più di un secolo». Eppure, dall’87, il nome di riferimento per cittadini e residenti della zona è il suo. Peccato che, la decisione, è già stata presa e indietro non si torna: non per una crisi, ma per assenza di ricambio generazionale. «Ormai ho 75 anni, penso sia arrivato il momento di andare in pensione. Ma non trovo nessuno disposto a comprare un’attività come questa, le motivazioni sono essenzialmente due: non c’è ricambio generazionale e, poi, ti offrono di acquistarla a pochissimo prezzo. A questo punto preferisco chiuderla piuttosto che regalarla. Per me questo mestiere rappresenta una vita intera di sacrifici, mi dispiace lasciarlo ma è arrivato anche il mio momento». A pesare anche il fatto che non c’è continuità familiare: ha una figlia, ma non fa questo mestiere. «I tempi sono cambiati e i figli non fanno più il lavoro dei padri, come accadeva una volta. Lei ha scelto un’altra strada e io la rispetto». E quando gli si chiede se questa sia una crisi generazionale, dice: «Secondo me sì, oggi si è meno disposti a fare sacrifici. Questo è un tipo di lavoro che richiede costanza, non puoi permetterti lunghe ferie o assenze prolungate. Penso, però, che sia anche colpa della scuola: ha tolto troppo spazio alla pratica. I ragazzi escono diplomati ma non sanno fare niente e il nodo della questione sta proprio lì: senza pratica non si impara un mestiere». I ricordi sono tanti, impossibile scegliere: «Mi mancheranno tanto gli amici, i clienti, la quotidianità. Ma mia moglie Siria dice che è arrivato il momento di smettere. E pensi che mia figlia mi ha detto che, come regalo di nozze, vuole che chiuda il negozio così da godermi finalmente la famiglia. Credo abbiano ragione». A parlare, però, non è solo lui. Un cliente storico scuote la testa, quasi non ci vuole credere: «Per noi è una disgrazia. Ci viene da strappare i capelli, perché se non c’è lui a dirci cosa mettere, non sappiamo come fare. Ma io credo che Domenico resterà qui perché è troppo legato a questo posto e non riuscirà a lasciarlo». Perini sorride nell’ascoltare queste parole, ma decide lo stesso di lanciare l’appello: «Entro un anno chiuderò il negozio. Al momento non ho preso in considerazione alcuna richiesta, ma se qualcuno volesse rilevare l’attività il materiale c’è».