Computer e auto, l’Abruzzo spinge sull’acceleratore

I redditi aumentano del 2,2% mentre la spesa per i beni durevoli sale del 5,9%
di Andrea Mori
PESCARA
Il reddito pro capite delle famiglie abruzzesi è cresciuto nel 2016 del 2,2% (rispetto alla media nazionale del 2,4%) attestandosi su 16.814 euro (1.844 euro in meno rispetto a quello italiano), il valore più elevato tra le regioni meridionali. E ancora di più è aumentata la spesa per i beni durevoli (+5,9%) ai quali gli abruzzesi evidentemente non sanno rinunciare. In particolare tengono parecchio alle autovetture, i cui acquisti sono schizzati del 14,3% (veicoli nuovi) e del 3,6% (veicoli usati).
I dati, contenuti nella ricerca che l’Osservatorio di Findomestic Banca svolge ogni inizio anno sul consumo dei beni durevoli, si inquadrano in una fase economica che vede in Abruzzo una crescita meno intensa di quella dell’Italia e, seppur di poco, anche del Mezzogiorno. Un rallentamento definito «in parte fisiologico dopo la dinamica particolarmente vivace del 2015».
Così, anche il reddito disponibile per abitante ha mostrato nel 2016 un’evoluzione più contenuta della media nazionale (2,2% rispetto al 2,4%), pur consentendo all’Abruzzo di arrivare ai 16.814 euro pro capite.
Da notare che fra gli altri settori una certa vivacità ha coinvolto i motoveicoli (+6,1%), l'informatica (+5,9%) e l'elettronica di consumo (+3,4%).
I settori di spesa
Per quanto riguarda auto e moto, è stata registrata una crescita in linea con la media nazionale (+14,1%) per il settore dei veicoli nuovi (+14,3%) con un controvalore in termini di spesa di 361 milioni di euro. Aumento anche per il comparto dell'usato (+3,6% per 300 milioni di euro). Il trend risulta positivo anche nel segmento dei motoveicoli, che nel 2016 registrano un incremento pari a 6,1 punti percentuali per una spesa complessiva di 24 milioni di euro.
I volumi nel settore dell’arredamento ed in particolare dei mobili crescono del2,1%, per un valore di spesa pari a 286 milioni.
Andamento positivo anche nel settore elettrodomestici con un incremento del 1,1% per un controvalore in termini di spesa pari a 82 milioni di euro. Dato sopra la media per l'elettronica di consumo che cresce del +3,4% (per 51 milioni di euro) contro il +1,4% a livello nazionale.
Il segmento IT (prodotti informatici), contrariamente al 2015 dove aveva subito un forte calo (-6,4%), registra una crescita del +5,9%. I consumi si attestano a 39 milioni di euro.
Le province
Nel 2016 Chieti (17.819 euro, +2,4%) e L'Aquila (17.479 euro, +1,8%) sono state le province con il più alto reddito pro capite. Seguono Pescara (+2,2%) e Teramo (+2,0%) con valori pari rispettivamente a 16.385 euro e 15.349 euro.
La spesa per l'acquisto di autovetture nuove da parte delle famiglie residenti nella provincia di Chieti è stata quella che ha registrato l'aumento maggiore (+16,7 % rispetto al 2015 con volumi pari a 107 milioni di euro). La crescita minore, invece, è stata quella di Pescara (+12,7% con volumi pari a 92 milioni di euro).
Meno marcato, ma anch'esso di segno positivo, l'aumento del mercato delle auto usate, che segna una crescita complessiva del +3,6%.
In questo caso in testa alla classifica troviamo Pescara con una crescita pari a +5,5% (per 69 milioni di euro): seguono Teramo (+4,4% per 65 milioni di euro); Chieti (+3,7% per 92 milioni di euro); L'Aquila (+1,2% per 75 milioni di euro).
In crescita anche il comparto motoveicoli. Al primo posto troviamo ancora la provincia di Pescara, con volumi pari a 8 milioni di euro (+4,1%). Chieti con 6 milioni di euro e L'Aquila con 4 milioni di euro aumentano rispettivamente di 14,9 e 8,9 punti percentuali. In controtendenza Teramo che perde il 4,2% ( 5 milioni di euro).
Gli 82 milioni di euro dedicati all'acquisto di elettrodomestici grandi e piccoli in Abruzzo sono stati suddivisi tra i 25 milioni spesi in provincia di Chieti (+1,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno passato), i 19 milioni di Pescara (+1,3%) Teramo (+1,2%) e L'Aquila (+0,7%).
Per quanto riguarda l'acquisto di elettronica di consumo, c’è un aumento in tutte le provincie. È sempre Chieti a mantenere la testa della classifica per volumi con un valore pari a 16 milioni di euro (+3,7% rispetto al 2015), seguita da Pescara con 12 milioni di euro (+3,9%). Chiudono la classifica L'Aquila (+3,3%) e Teramo (+2,8%) con 11 milioni di euro.
Per l'acquisto di mobili, le famiglie abruzzesi nel 2015 hanno speso complessivamente 286 milioni di euro. I volumi maggiori di spesa sono stati registrati a Chieti (88 milioni di euro, +2,0% rispetto al 2015). Seguono Pescara (67 milioni di euro; +2,4%), L'Aquila (66 milioni di euro; +2,5%) e Teramo (65 milioni di euro; +1,6%).
Il comparto informatica quest'anno ha affrontato una crescita dei consumi a livello regionale del +5,9%. L'incremento più significativo è quello di Pescara e Chieti (rispettivamente +7,4% per 9 milioni di euro e +6,7% per 12 milioni di euro); chiudono L'Aquila (+5,9%; 9 milioni) e Teramo (+3,2%; 9 milioni).
Tendenze generali
Secondo l’indagine Findomestic, anche in Abruzzo la sostenibilità costituisce un valore sempre più discriminante e premiante: ben sette clienti su dieci sono disponibili a premiare le aziende che investono in sostenibilità, pagando di più i loro prodotti. Di contro, qualora un'azienda si dimostrasse evidentemente non sostenibile, sono disposti a boicottarla astenendosi dall'acquisto (nel 64% dei casi), oppure sconsigliandolo a parenti ed amici (nel 45%). I settori considerati più virtuosi sono quelli alimentari, energetico e automobilistico. Per quel che concerne il terziario, e più in particolare banche e assicurazioni, la sostenibilità viene misurata dalla vicinanza ai clienti che attraversano momenti di difficoltà (40%), da una comunicazione chiara e trasparente (35%), dall'offerta di prodotti e servizi adeguati e non sovradimensionati (33%).
Secondo Findomestic, la qualità intesa in senso lato (61%) è oggi il valore guida degli italiani quando fanno acquisti davanti al prezzo (58%) e alle promozioni (40%), capovolgendo un paradigma che spesso vedeva il fattore economico come elemento discriminante. L'indagine rileva poi come ben l'87% degli intervistati sceglie marchi di fiducia, possibilmente italiani, meglio se con una buona reputazione.(a.mo.)
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