«Comune, buco ripianato ma investimenti ridotti»
Diversi i punti critici del piano antidissesto secondo la magistratura contabile «Da migliorare la capacità di incasso, smaltimento e pagamento dei residui»
PESCARA. Il Comune di Pescara sta utilizzando i risparmi derivanti dalle operazioni di rinegoziazione dei mutui che avrebbero dovuto invece finanziarie gli investimenti per riequilibrare i conti. È uno dei tanti appunti formulati dalla sezione Abruzzo della Corte dei Conti. Chiamata a valutare il piano predisposto dall’amministrazione comunale per scongiurare il dissesto finanziario: quello della suprema magistratura contabile è un giudizio interlocutorio, ma decisamente critico.
Anche per quel che riguarda il trend giudicato preoccupante sia delle spese (in aumento) che per le entrate (in diminuzione). Molto significativo anche il giudizio sul piano di riequilibrio per il 2015. L’obiettivo risulta centrato, «almeno stando alle relazioni semestrali elaborate dall’organo di revisione» del Comune stesso. E comunque solo attraverso misure che destano anch’esse preoccupazione. Come appunto nel caso delle risorse sottratte agli investimenti e impiegate invece come voce sostanziale per ripianare il buco nei conti. Cosa che – annotano i magistrati contabili – «rischia di precarizzare il percorso di risanamento finanziario». Perché il Comune è ricorso ad una misura una tantum «in luogo di una rideterminazione adeguata e stabile dell’aggregato di spesa».
La Corte dei Conti sottolinea inoltre la necessità di «migliorare la capacità di incasso, di smaltimento e di pagamento dei residui al fine di garantire un adeguato livello di liquidità interno». Insomma gli incassi devono sostituire «le risorse provenienti dalle anticipazioni ricevute, da restituire secondo i piani di rimborsi». Ma non è finita qui. Perché i magistrati lanciano anche un monito sui debiti fuori bilancio: devono essere contenuti perché altrimenti possono «compromettere o ritardare il risanamento». Ma la relazione elaborata dai magistrati contabili dice anche di più.
Elencando puntigliosamente tutte le voci su cui il Comune si è impegnato a lavorare per centrare il riequilibrio finanziario entro dieci anni e cioè dal 2015 al 2014. Per evitare il dissesto bisognerà ripianare il disavanzo di amministrazione (rideterminato nel 2015 a oltre 63 milioni di euro), pagare i debiti fuori bilancio e fronteggiare le passività potenziali.
Come si sta comportando il Comune di Pescara? È presto per dirlo. Perché, come fa notare la Corte dei Conti, entrambe le due relazioni predisposte dal collegio di revisione non solo sono state trasmesse con grave ritardo, ma sono pure del tutto «prive di un giudizio complessivo sullo stato di attuazione del piano». E anche per questo i magistrati contabili hanno dovuto chiedere informazioni aggiuntive all’ente sui saldi della spesa corrente. Ma il dato più eclatante è un altro: meno 30 milioni di euro di impegni di spesa per investimenti. «In sostanza», annota la relazione, «il rispetto degli obiettivi di riequilibrio è legato alla contrazione della componente della spesa di parte capitale».
Dai dati del rendiconto 2015 su questo punto «si evince il raggiungimento dell’obiettivo prefissato nel piano di riequilibrio». Anche se «nonostante i dati formalmente positivi, l’ente non ha provveduto alla costituzione integrale dei vincoli sull’avanzo 2015». Non sono per esempio previsti fondi per l’eventuale ripiano dei disavanzi delle partecipate. Situazione che secondo il Comune è sotto controllo: sarebbero state già ripianate le perdite dell’unica società in perdita e cioè Pescara Parcheggi srl, per cui l’amministrazione prevede un esercizio positivo già da quest’anno.
Ma accanto al piano di riequilibrio per il 2015, i magistrati contabili hanno anche fatto le pulci alle previsioni per il 2016.
Ma soprattutto hanno messo a confronto le due semestrali di giugno 2015 e giugno 2016. Da cui emergono due trend «preoccupanti»: l’aumento delle spese, in particolare di quelli correnti (+32,5 per cento) e la riduzione delle entrate sempre in parte corrente (-18,1 per cento): «Andamenti», si legge nella relazione della Corte dei Conti, «non in linea con il percorso di risanamento alla base della procedura di riequilibrio che dovrebbe trovare proprio nella gestione di parte corrente i risparmi e le risorse per il recupero del passivo accumulato».
E le riscossioni che erano state una delle cause principali alla base della crisi del Comune di Pescara? Quelle in conto competenza «non fanno emergere un miglioramento sostanziale tanto per le entrate tributarie che per i residui attivi, mentre migliora il grado di pagamento delle spese». Un capitolo a parte merita la dismissione del patrimonio immobiliare.
Una voce che non rientra nel piano di riequilibrio, ma su cui il Comune aveva promesso di intervenire per recuperare risorse quando aveva chiesto di accedere alla procedura di predissesto. Ebbene, a fronte di 13 immobili messi a bando, l’asta è andata deserta per mancanza di offerte. L’unica alienazione del 2015 ha riguardato una «piccola striscia di terreno». Magro il bottino: 9.873, 90 euro.
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