Comuni, ecco il piano per avere 200 medici

Ambulatori gratuiti nei municipi e rimborsi spese in 133 paesi
L'AQUILA . Incentivi economici, ambulatori gratuiti all'interno dei comuni, bonus e rimborsi.
Per invogliare i medici di base a prendere servizio nei paesi dell'entroterra, nelle zone montane e nei centri al di sotto dei mille abitanti, l'Uncem e la Federazione italiana medici di medicina generale hanno elaborato una proposta da sottoporre alla Regione, considerato che, sul territorio abruzzese, mancano più di duecento medici di famiglia, con punte di criticità nei comuni più piccoli e carenza anche nelle zone urbane.
Un'emergenza dilagante che sta mettendo in crisi le rete dell'offerta sanitaria territoriale, minata dai pensionamenti dei medici storici, non ancora sostituiti. Unione dei comuni di montagna e Fimmg chiedono risorse specifiche.
L’APPELLO DEI COMUNI. In Abruzzo i comuni montani sono 224, su un totale di 305, di cui 133 hanno meno di mille abitanti. «Numeri», spiega Lorenzo Berardinetti, presidente dell'Uncem regionale, «che rendono bene l'idea delle criticità sul territorio. La Regione è chiamata a stanziare dei fondi ad hoc per evitare che i residenti restino senza medici famiglia. Il problema relativo alla carenza di medici di base e pediatri interessa una vasta area dell'Abruzzo: si tratta, in particolare, dei comuni montani dove la scarsa densità demografica non attrae i nuovi medici. Il nostro obiettivo è creare i presupposti per far sì che un giovane medico possa scegliere di andare a lavorare in una zona di montagna».
«Negli ultimi mesi», sottolinea Berardinetti, «a causa dei pensionamenti, intere comunità sono rimaste senza un punto di riferimento".
PIÙ SOLDI AI MEDICI. In alcune aree, come la Valle Peligna, esiste un'emergenza numerica anche per i pediatri che si occupano dell'assistenza dei più piccoli. «Per garantire un servizio alle nostre comunità, e fare in modo che i medici possano arrivare a un congruo numero di pazienti, abbiamo pensato di creare una premialità, valida per tre anni, poi rinnovabile per altri tre, che consentirà ai professionisti di accumulare punteggio e alle aree interne di essere assistite», continua Berardinetti. In buona sostanza, la proposta di Uncem Abruzzo e dei Medici di famiglia si traduce nella definizione delle zone disagiate e nella creazione di incentivi economici per ogni assistito in modo da incoraggiare i professionisti a prestare servizio nei comuni più piccoli e di montagna. Una premialità da estendere ai pediatri.
Le amministrazioni locali sono pronte a fare la loro parte mettendo a disposizione locali, all'interno dei municipi, da destinare ad ambulatori medici, per evitare il pagamento dell'affitto.
CARENZE IMPORTANTI. «La carenza di medici nei paesini e nei piccoli centri è notevole, ma abbiamo buchi da coprire persino nelle aree urbane», evidenzia Mauro Petrucci, segretario Fimmg Abruzzo, «mentre nelle città più grandi è meno difficile reperire nuovi medici, in sostituzione di quelli che stanno andando in pensione, le zone disagiate restano scoperte. Secondo i dati dell'Enpam, la Cassa previdenziale dei medici, l’effetto-pensionamenti dovrebbe esaurirsi tra 4-5 anni e tornare a regime, con un normale riequilibrio tra neolaureati e pensionati. Ma, nel frattempo, la Regione deve aumentare le borse di studio per il corso di formazione triennale riservato ai medici di base».
Il Covid ha aggravato la situazione: per due anni, infatti, tutte le Regioni, come rileva la Fimmg, «hanno messo a disposizione un numero inferiore di borse di studio rispetto alle reali necessità e si è accumulato un ritardo sui bandi per i corsi di formazione per i medici di base». È questo il gap da superare.
Per Uncem e Fimmg una buona spinta, per indurre i giovani medici a scegliere le zone dell'Abruzzo più disagiate, è proprio l'incentivo economico. «Abbiamo ipotizzato», sottolinea Petrucci, «tre anni di incentivazione, rinnovabili per altri tre. E, come detto, si può pensare anche ad altre forme di ristoro, come l'uso gratuito di locali comunali da adibire ad ambulatori. Una valida proposta, a nostro avviso, per chi inizia adesso la professione e che, secondo la normativa, dopo tre anni dalla scelta della sede, può fare richiesta di trasferimento».
PRESIDIO SANITARIO. Nei piccoli comuni il medico di famiglia rappresenta un presidio importante, non solo sanitario, ma sociale. «Fino a qualche anno fa eravamo presenti in ogni centro dell'Abruzzo», afferma infine Petrucci, «ma oggi, nel momento cruciale, quando sta scendendo la curva demografica e i paesi si stanno spopolando, viene meno la figura del medico di base, un riferimento necessario, soprattutto per gli anziani. Ma stiamo lavorando con la Regione. Gli obiettivi sono creare aggregazioni funzionali di medici, che possono prestare servizio in diverse zone, e il rinnovo dell'Accordo integrativo regionale, fermo da 16 anni».

