«Con lui diventeremo grandi»

Attesi 150mila fedeli per la visita del Pontefice del 5 luglio: migliaia dall’Abruzzo
di Sabrina Izzi
Sono giorni ormai che il Molise si prepara all'evento dell'anno, meglio forse del decennio, quello tanto atteso che vedrà ospite d'onore di questa piccola terra Papa Francesco. È la terza volta negli ultimi trenta anni che il Molise accoglie un Pontefice. Un grande tumulto e impegno per le città di Campobasso e Isernia che il Papa raggiungerà il 5 luglio, ma anche per tutti i fedeli delle regioni limitrofe, come l’Abruzzo, dove in moltissimi da ogni parte si sono mobilitati per partire e seguire la visita di Bergoglio, pontefice che in pochissimo tempo ha saputo conquistare il cuore di cattolici e laici. Per questa straordinaria occasione abbiamo intervistato l'arcivescovo di Campobasso, monsignor Giancarlo Maria Bregantini.
Papa Francesco in Molise: quanto è grande la gioia per questo dono?
«È grande perché inaspettato, perché è un dono gratuito, perché ci ha fatti sentire “scelti”. Tra tante terre d'Italia ci sono solo altri cinque luoghi che questo Papa ha visitato, tra cui la Calabria, Cagliari, Assisi e tra 15 giorni il Molise».
L'arrivo del Pontefice è previsto per il 5 luglio, come si svolgerà la visita? È stato molto difficile organizzarla?
«No, non direi difficile. Avremmo potuto sederci in pochi in una stanza e stabilire il tutto, invece il fatto positivo è che l'abbiamo elaborata insieme, sentendo, ascoltando, incoraggiando. Quindi direi complessa, più che difficile e la cosa incredibile è che il percorso sarà scandito da sette tappe: nella prima il Pontefice incontrerà il mondo rurale, all'università, dove parlerà un contadino che racconterà di come l'agricoltura sia divenuta oggi una vocazione e di come il mondo rurale sia ormai diventato una innovazione; poi il Papa incontrerà la gente, con la celebrazione della messa e poi in Cattedrale incontrerà gli ammalati, alcuni molto gravi. Alle 13 è prevista la visita alla mensa dei poveri, con i quali Francesco consumerà il pranzo. Quindi si sposterà al Santuario di Castelpetroso dove incontrerà i giovani. Ad Isernia farà prima una sosta al carcere e poi in cattedrale per incontrare i fedeli. Quindi ogni tappa con un significato profondo in quanto tutte rappresentano il vero e proprio dialogo con il popolo; sette siti che sono sette passaggi di una enciclica per il centro-sud».
Sono attesi circa trentamila fedeli, sicuramente arriveranno anche dalle regioni limitrofe…
«Sono trentamila i prenotati, ma se ne aspettano molti di più. Sicuramente si arriverà a centocinquantamila, considerando anche tutti quelli che arriveranno da fuori regione».
Che ripercussioni avrà questa visita sulla spiritualità popolare?
«Innanzitutto credo che si rafforzerà nella gente la passione, già grande, per questo Papa, e poi si rafforzeranno il legame e la collaborazione nella comunità. Ci siamo accorti che è meglio bisticciare e poi fare la pace, piuttosto che restare muti ognuno nella propria nicchia».
Cosa ci si aspetta allora da questa visita?
«Ci si aspetta il Papa che sa capire la piccola realtà di periferia, ci si aspetta considerazione, perché siamo una terra piccola ma che diventa grande, una terra periferica che diventa centrale. E questo è proprio il senso dell'opera di Papa Francesco».
Cosa ha condotto alla scelta del pensiero guida di tutta la visita, ovvero "Dio non si stanca di perdonare" ?
«Il significato è quello della misericordia, del perdono, del recuperare i cuori. Ed è un significato positivo perché vuol dire che non c'è nulla di perduto, niente che vada gettato nel cestino. Va accantonata quindi la parola "scartare"».
Vuol fare un appello a tutti i fedeli che arriveranno?
«Essere pazienti, portare con sé una buona risorsa d'acqua, di munirsi di un cappellino per il sole, di portare un bel sorriso nel cuore e una buona macchina fotografica che possa, insieme agli occhi stupiti, immortalare questo evento unico e forse irripetibile e poter un giorno dire: "Io c'ero!"».
Ci racconta la storia dei frutti di bosco e del profumo di bergamotto?
«Sì, volentieri, in due parole: il profumo di bergamotto è stato collegato ai frutti di bosco perché i frutti di bosco sono una intuizione meravigliosa della capacità agricola della Calabria e una intuizione tecnica del Trentino . Quando io ho mandato i contadini calabresi in Trentino e hanno visto ciò che c'era hanno capito che anche la Calabria poteva cambiare. Tutto è nato da qui. Dunque i contadini trentini hanno "accettato" quelli calabresi e adesso in Calabria, a dicembre e non a luglio, periodo in cui maturano ovunque, si raccolgono i lamponi. Ed è questa la cosa meravigliosa: i lamponi rossi a Natale. In Calabria questo miracolo è avvenuto! Anche se purtroppo è una alternativa ancora troppo di nicchia. Quando però la mafia ha attaccato questa iniziativa, bruciando con un diserbante potentissimo diecimila piantine di lamponi già quasi maturi, io ho lanciato contro di loro la scomunica. E sono rimasti scioccati anche i detenuti per il gesto forte. In compenso, allora, siccome da tutta Italia ci sono arrivati contributi in denaro molto consistenti, per ringraziare tutte le Chiese italiane, ho donato loro una boccettina di profumo di bergamotto da aggiungere all'olio del crisma che si consacra il Giovedì Santo. Ed è bello che questo gesto sia stato portato avanti dai miei successori e che continuino tuttora a mandare l'essenza in tutte le Diocesi».
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