Concato: sarà un giovedì bestiale

3 Agosto 2016

Il cantautore domani in concerto a Roseto con il jazzista Paolo Di Sabatino

di Anna Fusaro

Uno degli appuntamenti musicali più attraenti dell'estate abruzzese è il concerto di Fabio Concato con il Paolo Di Sabatino Trio. Il cantautore milanese e il pianista e compositore teramano, non nuovi a raffinate collaborazioni, insieme a Marco Siniscalco (basso) e Glauco Di Sabatino (batteria) suoneranno a Villa Paris, a Roseto, domani alle ore 22.30 (ore 21 per chi fa cena o apericena, info e prenotazioni: 3332261367, 0858937706), e mercoledì 17 a Vasto (a Palazzo d'Avalos, alle ore 21.30, info: 3467513610, muzakeventi.it). «Io e Paolo Di Sabatino», racconta al Centro Fabio Concato, «abbiamo fatto diversi concerti insieme, abbiamo iniziato quattro-cinque anni fa. Ho anche cantato una sua canzone, "Cosa ne sarà", nel suo disco "Voices", un album molto bello in cui c'erano anche Mario Biondi, Gino Vannelli, Grazia Di Michele, Peppe Servillo».

Cosa proporrete a Roseto?

Le mie canzoni arrangiate da Paolo ed eseguite con il trio in modo potente e divertente. Si va dagli ani Ottanta alle produzioni più recenti. Non è un vero e proprio concerto di jazz, anche se molti pezzi che ho scritto si prestano, sarà che di jazz ne ho ascoltato tanto. Paolo non è solo bravo, negli arrangiamenti è anche molto attento a non stravolgere i brani, a non rivoluzionarli. Per dire, "Domenica bestiale" è sempre lei, è sempre riconoscibile, come tutti gli altri brani che proporremo, anche se rivestiti di una forma jazzata. Il risultato è divertente e pieno di energia.

Lei ha fatto molti concerti in Abruzzo.

Oh càspita! Ê sempre un enorme piacere venire lì. Sono stato spesso in Abruzzo, anche in svariate formazioni. Sento una specie di strano attaccamento alla vostra terra, una magia che non so spiegare. Forse perché il mio nonno materno era di Torre de’ Passeri. Ho molti amici tra Silvi e Pescara. Amo molto la gente d'Abruzzo, e non solo perché ho amato Flaiano.

Cosa le piace del fare musica dal vivo?

In studio dopo un po' mi annoio, invece il concerto dal vivo è sempre l'esperienza più divertente, è ciò che amo di più. A 63 anni non sono più un ragazzino ma continuo a sentire pochissima fatica, anche nel viaggiare, nel fare e disfare i bagagli.

Dal 1977 com'è cambiata la sua musica?

Ahimé l'anno prossimo sono quarant'anni. Meglio non pensare alla velocità con cui sono passati. Alcuni pezzi nella scaletta del concerto hanno 35-36 anni, ma non li dimostrano, sono ancora amati e ciò mi riempie il cuore di gioia. Non è un'operazione di nostalgia, ma di divertimento e curiosità. La mia musica è cambiata perché sono cambiato io. Ma il mio modo di affrontare la musica e tirarla fuori dalle emozioni è sempre lo stesso. Però non mi sento troppo cambiato rispetto ai miei 24 anni. Mi sono avvicinato molto ad altri tipi di musica, come la classica, l'operistica. Con l'opera ho scoperto un mondo fantastico di emozioni e commozione, mi son sorpreso a fare grandi pianti ascoltando in solitudine "Bohème".

E la musica cosiddetta leggera? Cosa le piace?

Ho sempre ascoltato molta musica, da Nicola Arigliano a Johnny Dorelli quand'ero bimbo, a Pino Daniele e Lucio Dalla. Mi piacciono molto Niccolò Fabi e Samuele Bersani: hanno un loro marchio di fabbrica, se li ascolti in radio li riconosci subito. Compro dischi e vado spesso ai concerti. L'ultimo Lars Danielsson a Genova poche sere fa, un fantastico contrabbassista svedese che fa cantare lo strumento, accompagnato da un quartetto meraviglioso.

Trova il pubblico cambiato?

Non credo sia cambiato granché. Ieri sera (domenica, ndr) a Palau non c'erano solo 60enni, ma anche 40enni e qualche ragazzo. Il pubblico oggi è ancora più affettuoso, se possibile. Eppure io ho fatto pochi dischi, 15 in quarant'anni, e vado poco in televisione. E oggi non esisti se non sei in tv. Ê una cosa pericolosa la televisione, c'è della fuffa insopportabile, perciò se posso farne a meno la evito.

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