Concerti e tangenti, condannato Cuzzi

16 Luglio 2024

Pena di 4 anni e 8 mesi per l’ex assessore del Pd, condanne anche per Di Carlo, Di Pietrantonio e gli imprenditori Cipolla e Summa

PESCARA. Si chiude con sei condanne e due assoluzioni il processo Grandi eventi, quello sull’affidamento diretto di spettacoli e manifestazioni da parte del Comune di Pescara a due imprenditori dello spettacolo. Le condanne hanno riguardato l’ex assessore al Turismo, Giacomo Cuzzi, al quale sono stati inflitti 4 anni e 8 mesi; l’imprenditore dello spettacolo Andrea Cipolla (difeso da Marco Spagnuolo), 4 anni e 2 mesi; 4 anni e 4 mesi ciascuno per l’ex assessora Simona Di Carlo (assistita da Gianluca Pizzuti) e l’esponente politico, nonché dirigente Asl, Moreno Di Pietrantonio (difeso da Anthony Aliano); 4 anni per l’altro imprenditore Cristian Summa (difeso da Ugo Di Silvestre); 2 anni per Alessandro Michetti (assistito da Pierpaolo Andreoni); assoluzione per Gianfranco Berardinelli (difeso da Vincenzo Di Girolamo) e per la funzionaria Asl, Leila Colucci (assistita da Tommaso Marchese). Il collegio presieduto dalla giudice Marina Valente ha dunque sostanzialmente accolto quasi in toto la linea della pubblica accusa, rappresentata dal pm Luca Sciarretta che, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto sette condanne e una assoluzione (Colucci), per complessivi 27 anni e mezzo di reclusione (a fronte dei 23 inflitti dal tribunale). E ieri, in sede di repliche, l’accusa ha ribadito con forza la sua tesi, parlando per ben tre ore e sottolineando in particolare le posizioni di Cuzzi e Cipolla.
«Non mi aspettavo un epilogo del genere», commenta a caldo un frastornato Cuzzi, «è solo il primo grado, vedremo in appello. Io so di non essere un corrotto: sono una persona perbene e, come hanno detto gli avvocati, non ci sono prove. Aspettiamo il secondo grado, sono fiducioso che la verità verrà fuori».
Una sentenza che ha lasciato tutta la difesa e gli stessi imputati, attoniti. Cipolla non è riuscito a trattenere le lacrime, convinto di un epilogo diverso, cioè che le sue tesi difensive avessero fatto breccia nel collegio. E invece, il tribunale ha ascoltato con estrema attenzione la lunga replica, o meglio la requisitoria bis di Sciarretta, che a tratti è stato molto duro con i principali imputati. «Cuzzi era il padrone del vapore», ha detto rispondendo alle tesi difensive che avevano chiamato in causa tutta la dirigenza comunale che aveva posto i pareri sulle delibere. «Votando in giunta ha minato la liceità delle deliberazioni, senza che i colleghi di giunta fossero a conoscenza di quello che faceva. Con la mano destra votava l’amico imprenditore, dal quale prendeva soldi con la mano sinistra».
Tutto il processo ruotava attorno ai 21 spettacoli organizzati da Cuzzi dal 2014 al 2019: affidamenti diretti in favore di Cipolla e non gare di appalto come sosteneva l’accusa, in risposta alla difesa che ha sostenuto l’infungibilità degli artisti scelti da Cuzzi e che facevano parte della scuderia di Cipolla. Ma per la turbativa d’asta l’accusa ha scelto l’assoluzione, ritenendo quel reato assorbito dalla corruzione, che si è andata a sommare al finanziamento illecito dei partiti (pagamento di cene elettorali, di manifesti, auto in affitto). Ed è la corruzione che ha fatto la differenza in questa sentenza. «Tutte pregevoli, in astratto, le tesi difensive», ha detto l’accusa nella sua replica, «ma non attinenti alle contestazioni, concentrate tutte sui profili giuridici, mentre sulle prove è stato detto davvero poco e questo conferma la solidità dell’ipotesi accusatoria. La difesa ha solo cercato di generare dubbi: alcune argomentazioni erano prive di capacità dimostrativa. Tutti gli indizi sintomatici sono presenti in questo processo sulla corruzione».
Quanto alle posizioni di Di Pietrantonio, Di Carlo e Summa, il pm ha detto, riferendosi in particolare alla Di Carlo, che le sue «dichiarazioni spontanee sono una sostanziale confessione: ha confermato le conversazioni intercettate con Di Pietrantonio che raccontano in diretta l’accordo corruttivo, e non ha spiegato nulla».
Le difese hanno cercato di rispondere alla requisitoria bis toccando solo i punti essenziali, come per esempio la famosa tangente di 5mila euro che Cipolla avrebbe consegnato a Cuzzi. «Su quei soldi», ha detto l’avvocato Massimo Galasso, che insieme a Gianfranco Iadecola assiste Cuzzi, «vi manca un pezzo e non lo potete inventare», ha detto riferendosi al fatto che gli investigatori ebbero la possibilità di cogliere i due in flagranza di reato, ma non intervennero per non nuocere all’inchiesta. Nel loro dispositivo di condanna, i giudici hanno dichiarato Cuzzi, Cipolla, Di Carlo, Di Pietrantonio e Summa interdetti dai pubblici uffici per la durata di 5 anni; hanno poi condannato Di Pietrantonio e Di Carlo al risarcimento danni in favore della parte civile costituita, la Asl (in relazione al concorso “pilotato” per la Di Carlo), da determinarsi in separato giudizio civile; hanno poi assolto tutte le società coinvolte (assistite dall’avvocato Augusto La Morgia) con la formula perché il fatto non sussiste.