«Condotte fognarie sottomarine? Opere costose e inquinanti»

28 Agosto 2015

L’ambientalista francavillese che già nel 1989 denunciò la pericolosità degli impianti realizzati con 15 miliardi di vecchie lire invoca un cambio di mentalità e sistemi di depurazione alternativi

FRANCAVILLA. Eliminare le condotte sottomarine; innovare e implementare i depuratori con la fitodepurazione. È la proposta dell’ambientalista Bruno Zulli per salvare il mare di Francavilla dall’inquinamento. Una soluzione vecchia di 26 anni. ma pur sempre attuale, lanciata nel lontano maggio 1989, quando ci si apprestava a realizzare le condotte sottomarine che convogliano in mare, a due chilometri di distanza dalla costa, i reflui in uscita dai depuratori del Foro e di Pretaro; quest’ultimo, al centro delle cronache dell’estate 2015, per lo sversamento in mare di escherichiacoli 50 volte superiore al limite, che ha fatto scattare il divieto di balneazione al confine tra Pescara a Francavilla.

«Era il 1989 quando organizzai un convegno sulle condotte sottomarine, sottotitolo l’inquinamento dell’Adriatico ha toccato il fondo. Con me c’erano l’algologa Marina Cabrini, il consigliere della Corte dei conti Luigi di Murro, il pretore Ennio Cillo e i Verdi, Giovanni Damiani ed Edvige Ricci» ricorda Zulli, «raccogliemmo 5mila 200 firme per scongiurare la realizzazione delle condotte. I francavillesi erano con noi. La difesa del mare poteva cominciare già da allora. Però, i Comuni di Francavilla e Ortona realizzarono le condotte sottomarine che spostano l’inquinamento al largo, allocate in corrispondenza dei due depuratori di Francavilla e dell’impianto al Riccio di Ortona. Costarono ognuna 5 miliardi di lire; 15 miliardi complessivamente. Erano e rimangono opere inutili e dannose» incalza l’ambientalista. «Il problema delle condotte è una cosa seria. Nascondono l’inquinamento portandolo al largo. E non è vero che si diluisce, perché lo sversamento è continuo anche se noi non lo vediamo. Inoltre, rappresentano uno sperpero di denaro pubblico. Le condotte sottomarine sono state realizzate senza studi preventivi sul mare; oggi, i problemi sono sotto gli occhi e il naso di tutti. Quei soldi potevano essere spesi bene per eliminare gli scarichi a mare; prevedere il metodo della fitodepurazione e realizzare un sistema fognario con divisione delle acque bianche e nere. Queste opzioni sono valide ancora oggi». Secondo Zulli, «è mancata una programmazione a monte degli interventi e una scarsa attenzione verso gli impianti esistenti. Ci ritroviamo con depuratori di vecchia tecnologia, costruiti 20-30 anni fa, diventanti insufficienti. Il mare è profondamente malato, servono interventi da terra e da mare. Non è semplice attuarli perché servono importanti investimenti».

Se da una parte sono necessarie grosse risorse economiche per rinnovare gli impianti (a Francavilla è in progetto la realizzazione del terzo depuratore sulla fondovalle Alento), secondo l’ambientalista, è possibile puntare, a integrazione, sulla fitodepurazione. «Un sistema naturale e dai costi molti limitati, privo di controindicazioni dannose per l’ambiente».

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