Considan, tre licenziati fanno causa

L’ente in liquidazione al centro di un esposto del M5S: spuntano lavoratori mai riassunti dall’Aca, partono i ricorsi
MONTESILVANO. Dopo un iter lungo e travagliato, dal primo ottobre 2014 sono rimasti definitivamente senza lavoro e senza l’indennità di disoccupazione. Accade a tre ex lavoratori del Considan, il Consorzio per il trattamento delle acque nere dei Comuni di Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi, finito ieri al centro di un esposto presentato in procura dal Movimento 5 Stelle. Nel 2007, il Considan ha acquistato dalla società Formula Ambiente intestata all’imprenditore Salvatore Buzzi, indagato nell’inchiesta Mafia Capitale a Roma, le quote della società Linda spa attiva nel settore dell’igiene urbana, al prezzo di 800 mila euro. Le stesse quote sono state valutate, però, solo 133 mila euro appena due anni dopo, quando per il Considan sono iniziate le procedure per la messa in liquidazione (non ancora conclusa) affidata al commissario Sandra D’Intino. Ed è proprio allora che inizia l’odissea per Virginia Esposito, Emiliano Morrone e Andrea Dei Rocini, tre dei 19 dipendenti del Considan che, al contrario dei loro colleghi, non sono stati riassorbiti dall’Aca.
«L’articolo 173 del decreto legislativo 152/2006», spiega Morrone, «prevedeva che tutti i dipendenti assunti al 31 dicembre 2005 o almeno 8 mesi prima del passaggio, dovevano passare all'Aca. Eppure nell’accordo sindacale noi tre, assunti nel 2006 ma comunque in servizio da più di 8 mesi al momento del passaggio avvenuto nel 2008, non siamo stati calcolati». Mentre i 16 dipendenti del Considan sono passati all’Aca, quindi, Esposito, Morrone e Dei Rocini sono rimasti dipendenti del consorzio in via di liquidazione. «Dal momento che il Considan si occupava anche della gestione del centro sportivo Trisi», prosegue Esposito, «siamo stati trasferiti negli uffici di via San Gottardo». Ma dopo la caduta dell’amministrazione Di Mattia e con l’arrivo del commissario prefettizio, il Comune ha deciso di affidare la gestione del Trisi all’Azienda Speciale. «Il commissario liquidatore», aggiungono, «ci ha spiegato che il Comune aveva iniziato a chiedere i canoni di affitto del Trisi e che il Considan non poteva pagare. Per questo la D’Intino ha rinunciato alla gestione e l’ente ha affidato il centro all’Azienda Speciale. Ma anche in questo caso non è avvenuto l’assorbimento». A questo punto i dipendenti, rimasti anche senza sede, sono trasferiti in una stanza del Comune in attesa di una soluzione, che però non è arrivata. «Al contrario», spiegano, «dopo una serie di proposte assurde, come la riduzione del contratto a 10 ore a settimana o l’auto-licenziamento di due dipendenti a favore del terzo, avendo finito le ore di ferie a disposizione, il sindacalista ci ha suggerito di pagarci da soli due mesi di ferie, in attesa di un accordo». I dipendenti hanno acconsentito a sborsare oltre 5 mila euro a testa nella speranza di poter uscire finalmente dall’impasse ma, al loro ritorno in Comune il primo ottobre 2014, ad aspettarli hanno trovato solo una lettera di licenziamento e l’ultima ciliegina sulla torta: «Non abbiamo neanche diritto alla disoccupazione perché dipendenti pubblici». Ai tre non è rimasto che rivolgersi al giudice del lavoro nella speranza di ottenere chiarezza.
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