Consigliera ucraina vince la causa contro il Comune

PESCARA. Il consigliere aggiunto, rappresentante degli stranieri residenti in città, ha diritto a un gettone di presenza da 92 euro come tutti gli altri consiglieri comunali eletti. A stabilirlo è...
PESCARA. Il consigliere aggiunto, rappresentante degli stranieri residenti in città, ha diritto a un gettone di presenza da 92 euro come tutti gli altri consiglieri comunali eletti. A stabilirlo è una sentenza del tribunale di Pescara che ha condannato il Comune a pagare l’indennità a Kateryna Alerhush. «Se così non fosse», avverte la sentenza della giudice Paola Mariani, «sussisterebbe una disparità di trattamento non giustificabile e contraria alla legge».
Al centro del contenzioso c’è il compenso per Alerhush, in carica dal 2016 e presidente dell’associazione ucraina Nessuno Escluso che adesso è in prima linea per la solidarietà al popolo colpito dalla guerra scatenata dalla Russia. Alerush è stata eletta il 14 novembre del 2016 dai 4.260 stranieri all’epoca residenti a Pescara: la figura del consigliere aggiunto fu introdotta nel 2004 dall’amministrazione di centrosinistra del sindaco Luciano D’Alfonso. Prima di Alerhush, l’incarico venne svolto gratis da Latifa Belkacem, marocchina residente in Italia. Ma, con l’amministrazione Pd di Marco Alessandrini, si scoprì che il regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, all’articolo 6, comma 2, prevede il pagamento dei gettoni di presenza anche ai consiglieri aggiunti. L’allora dirigente Fabio Zuccarini firmò gli impegni di spesa: con una determina, fu incrementata la spesa mensile prevista per il pagamento di tutti i gettoni di presenza percepiti dai consiglieri, pari a 46.901 euro, per poter versare anche i compensi spettanti alla consigliera aggiunta. Ma, poi, le somme sono state corrisposte? La risposta è no: nessuno ha pagato Alerhush. Assistita dall’avvocato Floriano Garofalo di Chieti, l’ucraina ha chiesto il conto al tribunale e ha ottenuto un decreto ingiuntivo per un importo di 9.481 euro. Anche stavolta, il Comune non ha voluto pagare la somma e ha fatto opposizione al decreto: secondo il Comune, il pagamento del gettone al consigliere aggiunto non sarebbe previsto dal regolamento comunale. Il risultato dell’opposizione è che, adesso, oltre ai 9.481 euro, l’amministrazione Masci dovrà pagarne anche altri tremila di spese legali: «Il Comune di Pescara», recita la sentenza, «riconoscendo il diritto al voto nell’ambito delle sedute del consiglio comunale e la partecipazione ai lavori delle commissioni consiliari permanenti, ha esercitato in tutto e per tutto una pubblica potestà avente rilevanza esterna. Di conseguenza la stessa ha il diritto di ricevere il medesimo trattamento economico degli altri consiglio». Secondo la sentenza, il fondamento si trova all’inizio della Costituzione: «Ciò in considerazione dei principi sanciti dalla nostra Costituzione, in particolare gli articoli 2 e 4. Se così non fosse sussisterebbe una disparità di trattamento non giustificabile e contrario alla legge». La sentenza afferma che «la figura del consigliere aggiunto trova il pieno riconoscimento nella Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale sottoscritta a Strasburgo nel 1992 e ratificata con legge 8 marzo 1994, numero 230».

