Consorzi di bonifica, il caso Quote rosa

Pettinari scrive a Marsilio: «Parità di genere non rispettata, le elezioni a rischio nullità»
L’AQUILA. Il vice presidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari, ha inviato una comunicazione al presidente della Regione Marco Marsilio, al vice presidente della giunta con delega all'Agricoltura Emanuele Imprudente, al direttore del Dipartimento Agricoltura Elena Sico e alla presidente della Commissione Pari Opportunità Maria Franca D’Agostino, per chiedere il rispetto delle quote rosa in occasione delle elezioni dei Consorzi di Bonifica in programma il prossimo 26 novembre. In Abruzzo gli aventi diritto al voto, per il rinnovo Consorzi di Bonifica, sono circa 95.000, di cui circa 28.000 donne. «I Consorzi di Bonifica», scrive Pettinari, «sono enti pubblici economici di natura privatistica, amministrati dai consorziati, che coordinano interventi pubblici ed attività privata nei settori della difesa idraulica, dell'irrigazione e della tutela dell'ambiente. I consorziati», spiega, «contribuiscono ogni anno alle spese di manutenzione e gestione delle opere pubbliche di bonifica (canali, impianti di pompaggio ,..) in base ad un piano di classifica approvato dalla Regione. Ogni 5 anni vengono eletti i componenti del Consiglio dei delegati che, a loro volta, eleggono il presidente e la Deputazione. Ma si è appreso», afferma Pettinari, «che nella composizione delle liste consortili dei Consorzi di Bonifica della regione Abruzzo, non sia stata rispettata la quota rosa, “parità di genere”».
Il vice presidente cita un decreto legislativo del 2016: «Le amministrazioni assicurano il rispetto del principio di equilibrio di genere, almeno nella misura di un terzo, da computare sul numero complessivo delle designazioni o nomine effettuate in corso d'anno». Quindi ricorda la legge sulle quote rosa che fissava la quota al 20%, innalzata al 30% nel 2015, mentre un emendamento alla legge di bilancio 2020 ha elevato la quota di genere a 2/5 per i Cda e i collegi sindacali delle società quotate.
Inoltre, un articolo introdotto nella legge costituzionale del 2001 recita che: «Le norme regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisca la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive». Ce n’è abbastanza per sollevare la questione del rispetto della parità di genere che potrebbe rendere nullo il voto. (c.s.)
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