Consulenze, assolti Bernardini e Di Rino

Incarichi esterni legittimi, sentenza d’appello della Corte dei conti cancella 100mila euro di condanna
PESCARA . Nel 2016 la Corte dei conti d’Abruzzo li aveva condannati a risarcire la Provincia di Pescara per un ammontare di quasi 50mila euro ciascuno. Ora, invece, la sezione centrale d’appello di Roma li ha scagionati da qualsiasi responsabilità contabile. Si tratta di Tommaso Di Rino, all’epoca dei fatti contestati dirigente del dipartimento persone e impresa, e di Fabrizio Bernardini, in qualità di segretario, direttore generale e dirigente del personale dell’ente. A far scattare l’inchiesta contabile era stato il conferimento di incarichi di consulenza esterna da parte dell’amministrazione. In primo grado erano stati entrambi condannati a risarcire la Provincia. La sezione centrale d’appello, alla quale si erano rivolti, ha però accolto la tesi sostenuta dagli avvocati della difesa (Giulio Cerceo e Roberto Colagrande per Bernardini) e Fabio Cintioli per Di Rino. La difesa ha messo in risalto l’esistenza di condizioni di eccezionalità nel conferimento degli incarichi, la loro durata temporanea, l'impossibilità di procurarsi le stesse professionalità all’interno dell’amministrazione, «non risultando sul piano qualitativo e quantitativo personale idoneo e immediatamente utilizzabile». La difesa ha anche fatto presente che il progetto per il quale l’ente aveva fatto ricorso a professionalità esterne era stato attuato con successo, con la realizzazione di tutti gli obiettivi. Inoltre, per reperire i professionisti esterni, «era stata correttamente avviata una procedura a evidenza pubblica per la selezione dei consulenti, sulla base di requisiti specifici». I giudici di appello (presidente Angelo Canale, consiglieri Giuseppina Maio, Patrizia Ferrari e Giovanni Comite, relatore Marco Smiroldo), hanno ritenuto gli appelli fondati e meritevoli di essere accolti. In particolare, la sezione di appello ha ritenuto «persuasive e concludenti le contestazioni formulate avverso la sentenza» di primo grado. Secondo i giudici, in sostanza, il progetto è stato realizzato compiutamente, «con nessuna distorsione dell’azione pubblica dal proprio fine, senza alcuno spreco dei fondi comunitari. Senza detti incarichi l’amministrazione si sarebbe esposta al rischio di mancato riconoscimento delle spese in sede europea, con conseguente danno al bilancio dell’ente». (a.bag.)

