Contagi in aula, come intervenire

Il presidente dei pediatri: tra un mese, al massimo, ci sarà il caos dei tamponi
Il rientro a scuola si avvicina. Il 24 settembre, in Abruzzo, suonerà la campanella, ma sono tanti gli interrogativi e i problemi legati alla ripartenza dell'anno scolastico. Non ultimo, quello dei contagi con, al momento, 109 docenti risultati positivi ai test sierologici volontari. Solo tra un mese si conoscerà il reale impatto del ritorno sui banchi sull'incidenza dei casi di coronavirus.
Ma cosa accadrà tra qualche settimana, quando inizieranno a manifestarsi i primi sintomi influenzali, come tosse secca, febbre, mal di gola, dietro i quali potrebbe nascondersi l’insidia del Covid-19?
È obbligo dei genitori, in questo caso, informare il pediatra o il medico di famiglia e comunicare l’assenza scolastica del proprio figlio per motivi di salute.
Il medico, a sua volta, in caso di sospetto contagio, richiede tempestivamente il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di prevenzione che provvede all’esecuzione del test diagnostico e si attiva per l’approfondimento dell’indagine epidemiologica e le procedure conseguenti. Stessa procedura vale anche se i sintomi si manifestano in orario scolastico. Lo scenario ipotizzato dal presidente della Federazione italiana medici pediatri, Paolo Biasci prevede che «tra un mese, al massimo, nelle scuole ci sarà il caos a causa dei tamponi, mentre tra qualche settimana si svuoteranno le classi, sia per il numero di contagiati che di sospetti».
Ovviamente, l’ipotetico scenario che prevederà diversi lockdown (una classe, un singolo plesso o un’intera istituzione scolastica) in tempi differenti avrà conseguenze sulla didattica, ma i riflessi sono di difficile configurazione.
In Abruzzo, come nel resto del Paese, dipenderà molto dall’indice dei contagi e dal numero dei positivi. Anche la didattica potrebbe subìre, di volta in volta, degli aggiustamenti. In caso di didattica integrata digitale o, nella peggiore delle ipotesi, di ritorno alla lezioni a distanza, le linee guida recentemente pubblicate definiscono tempi e modalità di erogazione, impegnando ogni scuola a integrarle nel piano formativo «qualora si rendesse necessario sospendere nuovamente le attività didattiche in presenza a causa delle condizioni epidemiologiche».
Ogni scuola sarà chiamata ad individuare soluzioni concrete, che riducano il fattore tempo nella verifica dei contagi, per non compromettere pesantemente l’anno scolastico. L'obiettivo è evitare continue chiusure, anche solo circoscritte, di quindici-venti giorni, che inciderebbero sul normale corso di studi.
Secondo Biasci «il cerino in mano resta ai pediatri di famiglia. Tutti avanzano ipotesi e dicono che dovremmo chiudere un occhio, ma non è possibile. Un aiuto nel velocizzare l’iter potrebbe arrivare dai test salivari rapidi», dice, «ci auguriamo che siano validati presto, visto che ad oggi non lo sono. Il problema dei test risiede nella loro non altissima affidabilità e, quindi, nella possibilità concreta di non intercettare subito le persone affette da Covid-19».
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