Contagi sempre alti Un padiglione per i tamponi di massa

Oggi il sopralluogo in un edificio di 400 mq a Porta Nuova Il sindaco Masci: con più controlli, pescaresi più tranquilli
PESCARA. Il Comune risponde alle richieste dei medici di base e mette a loro disposizione una mega struttura per eseguire i test rapidi: oggi il sopralluogo del sindaco Carlo Masci a Porta Nuova per verificare la possibilità di concessione di uno stabile di 400 metri quadrati. E intanto il sindaco punta a ottenere lo screenin di massa anche a Pescara: «Mi rimetto alla decisione dei medici, e mi auguro che si faccia tutto il possibile per tranquillizzare i pescaresi con il maggior numero di controlli».
Con 43 casi, e dopo i 53 di giovedì, ieri Pescara si è confermata la città abruzzese col più alto numero di contagi da coronavirus. Seguono L’Aquila con 39 casi, Avezzano 37 e Montesilvano 25. Dall'inizio del mese di novembre i casi registrati a Pescara sono 800 e 500 a Montesilvano. Con le temperature sempre più rigide il virus vira sulla costa dalle zone interne, rallentando o aumentando la corsa delle infezioni a macchia d'olio.
Malgrado i numeri in salita (ieri si è registrata però una leggera flessione con 10 casi in meno rispetto al giorno precedente) per l’infettivologo Giustino Parruti non sono necessari gli screening di massa come accade all’Aquila perché è sufficiente il lavoro dei centri tampone aperti sul territorio della Asl di Pescara, guidata da Vincenzo Ciamponi. Ma sulla questione, il sindaco Masci pur mettendosi in linea con il parere degli esperti, ribadisce che «la città deve essere tutelata al massimo, con tutti gli accorgimenti necessari per individuare e combattere rapidamente i cluster».
Intanto, il sindaco risponde alle esigenze dei medici di famiglia che gli hanno avanzato la richiesta di concessione di una mega struttura per eseguire i test rapidi. Pronta la risposta di Masci: «Domattina (oggi ndc) andremo a eseguire un sopralluogo in uno stabile di 400 metri quadrati di proprietà del Comune che si trova a Porta Nuova. Verificheremo se il fabbricato risponderà alle esigenze dei medici, che hanno bisogno di ampi spazi per eseguire gli esami e non tutti gli studi medici sono attrezzati per ricevere un gran numero di persone, oppure cercheremo un'altra struttura», annuncia il sindaco senza rivelare altri dettagli. Quali altre iniziative sono in cantiere per aiutare i cittadini? «Ripristineremo i buoni spesa per dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà, come abbiamo fatto nella precedente tornata pandemica di primavera. Al Coc arrivano almeno 80 telefonate al giorno di persone che chiedono pacchi viveri e sostegni di varia natura. I volontari, sanitari del 118 e psicologi, rispondono con efficacia alle varie emergenze».
Fra cinque giorni terminerà la zona rossa. Che Natale ci aspetta con i contagi in aumento e le misure restrittive imposte agli operatori commerciali? «Io spero che si possa uscire dalla zona rossa e che si possa trascorrere un Natale mettendo in atto tutte le precauzioni necessarie per evitare il peggio. Non sarà il Natale sfavillante di sempre e pieno di iniziative, ma più spirituale e di raccoglimento. Sarà sempre un Natale in famiglia, però chiedo alla comunità la massima attenzione perché abbiamo rilevato che i casi maggiori di contagio avvengono proprio tra le mura domestiche, non essendoci più gli assembramenti della movida».
Ristoranti aperti, con tutte le precauzioni, è l'opinione del primario Alberto Albani. Cosa ne pensa? «Tutto si può fare con una perfetta organizzazione. Spero che il governo crei le condizioni per far lavorare tutte le attività commerciali perché, al momento, si registrano solo delle incongruenze che stanno penalizzando alcune categorie. Facendo le cose per bene si può stare sicuri in un ristorante, in un bar, così come in un negozio di abbigliamento o di scarpe. Esorto i cittadini a comprare nei negozi per farli vivere, altrimenti la città muore». Che idea si è fatto delle proposte che circolano sull'anticipazione della messa di mezzanotte e la scuola aperta di domenica, secondo l’idea lanciata dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli? «Che ci sono riti che resistono da duemila anni. Il virus non ha orari, a messa si va protetti con la mascherina e di domenica solitamente si sta a casa, in famiglia».
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