Convegni vietati Gli albergatori: «Un danno enorme»

Con il nuovo stop annullati gli eventi del Pala Dean Martin Tocco (Federalberghi): così le strutture devono chiudere
MONTESILVANO. Le nuove restrizioni contenute nell’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri metteranno in ginocchio le strutture alberghiere di Montesilvano e l’intero indotto legato al turismo congressuale. È il grido d’allarme lanciato dal vice presidente provinciale di Federalberghi Adriano Tocco che si dice sconcertato rispetto al Dpcm che vieta lo svolgimento di congressi e convegni. Un provvedimento che ha decretato l’annullamento di una lunga serie di eventi che avrebbero portato nei prossimi mesi migliaia di persone al Pala Dean Martin e negli hotel della città.
«Il settore congressuale e convegnistico subirà un danno gravissimo e affonderà ancora di più», evidenzia Tocco, anche in qualità di presidente della commissione Turismo e consigliere delegato al Palacongressi. «Il turismo, settore dichiarato a parole strategico, nei fatti è sacrificabile. In questo periodo dell’anno i convegni e i congressi delle varie tipologie (aziendali, sindacali, politici, medici, religiosi o organizzati da associazioni e federazioni) rappresentano per la maggior parte degli hotel l’unica attività che permette di tenere almeno alcune strutture aperte, garantendo posti di lavoro. Dopo l’emanazione di tale decreto è inevitabile la chiusura delle strutture, per non aggravare il quadro economico aziendale già fortemente compromesso dal lockdown di primavera».
Il nuovo stop ai convegni ha causato l’annullamento di una serie di eventi già programmati al Pala Dean Martin, come l’incontro promosso da Vita Group che il 25 ottobre avrebbe portato a Montesilvano circa 1000 persone, diversi raduni religiosi e alcuni importanti congressi medici. Cancellati dal calendario del Pala Dean Martin anche gli appuntamenti fissi di dicembre promossi da Fater, Fidas o BCC. «Si tratta di una manovra che costerà alle casse comunali circa 50mila euro, anche alla luce della mancanza di programmazione futura dettata dall’incertezza», rivela Tocco. «Per non parlare dei mancati incassi per gli hotel, anche alla luce dell’annullamento di decine di altri eventi medio-piccoli che per le strutture alberghiere sono linfa vitale. Eppure in alcuni casi parliamo di convegni da 50/100 persone in sale che hanno una capienza di 1000 posti e in strutture che hanno sempre messo la sicurezza al primo posto in questi mesi. Mi chiedo perché le fiere o i cinema siano più sicuri di un convegno. Sarebbe stato sufficiente ridurre il numero di partecipanti, senza penalizzare un settore già in ginocchio».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Donato Fioriti, presidente dell’associazione di consumatori “Contribuenti Abruzzo”. «Nel Dpcm non appare equilibrato il concetto secondo il quale le sale bingo e da gioco possono restare aperte, mentre congressi, convegni o corsi di formazione non si possono organizzare», commenta.

