Coppia annegata nell’Orta, due indagati

La procura chiude l’inchiesta e contesta l’omicidio colposo al sindaco di Caramanico e al direttore del Parco Majella
PESCARA. Era il primo maggio 2017 quando Silvia D’Ercole e Paride Pirocchi (per tutti Giuseppe) annegarono nel fiume Orta, a Caramanico, sotto lo sguardo sconvolto dal dolore dei loro due figlioletti di 8 e 5 anni. A distanza di un anno, la procura di Pescara ha chiuso le indagini sulla tragica morte della giovane coppia di Scerni, comune in provincia di Chieti. Nel registro degli indagati sono finiti il sindaco di Caramanico Simone Angelucci e il direttore del Parco nazionale della Majella Oremo Di Nino. A loro carico, il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto Valentina D'Agostino hanno ipotizzato il reato di omicidio colposo. Silvia lavorava come infermiera all'ospedale di Teramo. Giuseppe invece faceva l’operaio alla Sevel di Atessa. Avevano entrambi 32 anni, tanti sogni e un futuro pieno di progetti da realizzare. La loro gioia di vivere però è stata inghiottita quel terribile lunedì di un anno fa dalle acque del fiume Orta. Il luogo dove è accaduta l'immensa disgrazia è denominato Marmitte dei Giganti. Fa parte del tratto delle Rapide di Santa Lucia ed è uno dei posti più suggestivi del parco della Majella. Quel giorno Silvia e Giuseppe erano in gita con i figli e altri familiari. Dopo essersi allontanati dal resto del gruppo, durante un'escursione avevano percorso il camminamento roccioso ricoperto di melma. A un certo punto, Silvia era scivolata nel fiume e subito dopo anche il marito, nel tentativo disperato di salvarla, finendo inghiottiti dalle rapide. Una morte terribile, che per i legali della famiglia dei due coniugi non poteva e non può essere considerata una tragica fatalità. Di qui la denuncia presentata in procura, ipotizzando la responsabilità di chi avrebbe dovuto segnalare la pericolosità di un luogo costato già in passato la vita a tre studenti. Le indagini, affidate ai carabinieri forestali di Pescara, diretti dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi, sono andate avanti e la procura è giunta alla conclusione che la tragedia si poteva impedire. Angelucci e Di Nino sono indagati per «colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle indicazioni contenute nel Piano di Fruizione del Parco Nazionale della Majella». Secondo l'accusa, i due avrebbero «omesso di adottare le misure idonee a garantire la fruizione in condizione di sicurezza dei sentieri e della zona denominata Marmitte dei Giganti, note anche come Rapide di Santa Lucia, ubicati all'interno del Parco, secondo le indicazioni contenute nel Piano di Fruizione». Questo Piano, infatti, «prescriveva, tra le azioni da compiere a tutela della incolumità pubblica, la sistemazione dei tratti di sentieri segnalati nel Piano di Fruizione, lo svolgimento di manutenzione straordinaria generale per migliorare le condizioni funzionali e di sicurezza della rete, la progettazione di specifica segnaletica per l'intera rete del Parco, indicativa e illustrativa». Nello specifico, il sindaco e il direttore avrebbero omesso di «operare un'analisi dei rischi per l'incolumità pubblica nella fruizione del luogo denominato Rapide di Santa Lucia» e di «evidenziare, a mezzo di apposita segnaletica, la pericolosità della zona». Avrebbero anche omesso di «delimitare la zona che conduce dal sentiero denominato A2 alle Rapide Santa Lucia a mezzo di appositi sbarramenti o recinzioni, volti a inibire l'accesso all'area immediatamente a ridosso delle rapide». Gli indagati ora hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e fornire la propria versione o per presentare memorie difensive.

