Cordoli sulla ciclabile, primi disagi

1 Marzo 2019

I titolari di tre strutture sanitarie: penalizzati i nostri pazienti

PESCARA. Carenza cronica di posti auto, mancanza di un servizio di trasporto pubblico e, ciliegina sulla torta, il nuovo cordolo di protezione della pista ciclabile in via Regina Margherita che impedisce agli anziani e ai disabili che frequentano le strutture sanitarie di lasciare l’auto temporaneamente in sosta e raggiungere il centro. Le difficoltà motorie degli utenti che frequentano le tre strutture sanitarie che si affacciano su via Regina Margherita, tra via De Amicis e piazza Salotto, sono state messe per iscritto e inviate il 18 dicembre scorso all’allora vicesindaco Antonio Blasioli. I titolari del laboratorio di analisi Carboni, della radiologia medica Regina Margherita e del centro di fisioterapia e riabilitazione Kinesis hanno chiesto al Comune «un ripensamento nell’installazione del cordolo» lungo la pista ciclabile e hanno invitato l’amministrazione «al ripristino del servizio di autobus».
«Non solo non c’è stato alcun seguito alle nostre richieste», rimarca Paolo Turriziani, titolare del centro Kinesis, «ma da un giorno all’altro abbiamo notato che è stato sistemato il cordolo lungo la linea della zona blu per il transito delle biciclette. In due giorni il traffico è aumentato perché basta lasciare temporaneamente un’auto per far scendere un anziano o un disabile davanti a una struttura per creare una coda infinita. Abbiamo ricevuto centinaia di lamentele. Le nostre strutture sono frequentate da utenti deboli, spesso con difficoltà di deambulazione, che necessitano di essere accompagnata fino alla porta per usufruire delle prestazioni sanitarie». Come si legge nella lettera inviata a Blasioli, l’utenza del laboratorio di analisi Carboni è costituita «quasi totalmente da pazienti con problemi di salute che spesso necessitano di accompagnatori mediante autovetture», mentre per la radiologia medica si tratta di «pazienti con problemi motori, anche non deambulanti, a volte in carrozzella, taluni anche traumatizzati» trasferiti talvolta anche in ambulanza. Discorso analogo per il centro Kinesis, frequentato da persone «con problemi motori o non deambulanti, disabili con patologie fortemente invalidanti e per i quali è necessario l’accompagnatore mediante autovetture». La richiesta è di «trovare una soluzione adeguata attraverso un’area riservata dove i pazienti possono lasciare l’auto ed essere aiutati ad arrivare all’ingresso» oltre al ripristino dei mezzi pubblici. (y.g.)