Cornicioni a rischio, paura a San Donato

28 Ottobre 2018

Appello all’Ater degli inquilini di via Vezza per sollecitare i lavori. Pettinari e Di Pillo (M5s): siamo con voi in questa battaglia

PESCARA. Il tempo non è un buon alleato dei residenti di via Vezza, nel quartiere San Donato. Al numero civico 3 aspettano da anni che l’Ater sistemi il palazzo di sei piani. Ma di manutenzione non se ne parla e le famiglie locatarie hanno deciso di alzare la voce, scendendo in strada e chiedendo il supporto del Movimento 5 stelle, alleato dei residenti di periferia, da via Caduti per Servizio a via Lago di Borgiano, passando per via Rigopiano.
Raggruppati davanti al portone, sul piazzale pieno di buche, i residenti elencano tutto ciò che non va nell’edificio popolare dell’Ater e parlano del difficile rapporto con l’azienda per l’edilizia residenziale. «Qui cadono calcinacci dal cornicione», dicono. «È un bene che non sia mai accaduto un incidente. Qualche pezzo potrebbe cadere dal tetto direttamente in testa a uno di noi, o colpire un bambino. Quando piove le infiltrazioni entrano fin dentro casa e in alcuni appartamenti gocciola acqua, per cui dobbiamo sistemare stracci e bacinelle», spiegano a nome dei condomini Enzo Di Sante, che vive al secondo piano, e Antonio Giovannone, inquilino del sesto piano, uno dei più difficili. «Per tre volte ho provveduto a rifare l’intonaco e a ritinteggiare perché dentro casa mia piove», dice proprio Giovannone. «Sono agevolato perché questo è il mio lavoro. Ma io pago regolarmente l’affitto all’Ater (come tutti gli altri del palazzo) ed è mio diritto vivere in condizioni dignitose, tanto più che in casa c’è un’anziana di 94 anni, in carrozzina».
Tra il 2012 e il 2013 qualcosa si è mosso. L’Ater ha controllato lo stabile «facendo cadere i calcinacci a rischio». Dopo quell’intervento gli inquilini si aspettavano l’esecuzione dei lavori per sistemare tutto. E invece non si è visto nessuno. «È urgente che si proceda alla messa in sicurezza, ricementando cornicioni e frontalini. Non è un lavoro molto costoso» e sarebbe opportuno tutto rapidamente perché «l’inverno è alle porte». La pioggia porta solo problemi: in caso di temporale si allaga l’area davanti al porticato, «e l’anno scorso abbiamo provveduto a prosciugarla in autonomia, così come ci occupiamo noi di liberare i tombini». Negli appartamenti, invece, spuntano «infiltrazioni» ovunque e «dai canali per la pioggia esce l’acqua». Le cose che non vanno sono tante a basta guardarsi attorno. Giusto sopra ai contatori «una perdita di acqua potabile è stata riparata dopo un anno e a seguito di un intervento (inutile) dell’autospurgo. Nel frattempo il cemento è diventato friabile, si sgretola tra le mani. Che dire, poi, dell’intervento nel locale dell’autoclave? È stata rotta la parete su cui appoggiava la porta, che ora non si chiude più. E molti lavori, sia negli spazi comuni sia negli appartamenti, abbiamo provveduto a eseguirli da soli. Anche perché l’Ater non risponde alle segnalazioni. Se interviene, lo fa dopo molte sollecitazioni». Per ribellarsi gli inquilini hanno pensato di «non pagare più il canone o di presentare una denuncia alla Procura». I consiglieri regionale e comunale Domenico Pettinari e Massimiliano Di Pillo non fanno «promesse» sulla riuscita di questa «battaglia» ma non intendono abbassare la guardia e chiedono ai residenti di non fermarsi. Pettinari invita la Regione a puntare sui «fondi europei per la ristrutturazione» e presenterà un emendamento al bilancio «per destinare fondi alle case Ater». E poi, conclude, «va capito se la caduta di calcinacci è pericolosa. Quindi, serve uno studio».
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