Corruzione, oggi Dolce dai pm Da chiarire il ruolo di Ciamponi

PESCARA. L’inchiesta sull’appalto Asl milionario truccato da 17 milioni di euro per i servizi psichiatrici extra ospedalieri, costato il carcere a tre persone, potrebbe arricchirsi oggi di qualche...
PESCARA. L’inchiesta sull’appalto Asl milionario truccato da 17 milioni di euro per i servizi psichiatrici extra ospedalieri, costato il carcere a tre persone, potrebbe arricchirsi oggi di qualche elemento in più. Dall’interrogatorio programmato di Luigia Dolce, la ex coordinatrice della Rondine, la coop che si aggiudicò quell’appalto grazie ai favori del dirigente Asl Sabatino Trotta e ai soldi tirati fuori dall’ex presidente della coop, Domenico Mattucci (il primo suicida in carcere il 7 aprile scorso, il secondo posto ai domiciliari il 22 aprile), i pm che conducono l'inchiesta, Anna Benigni e Luca Sciarretta, si aspettano qualche elemento in più, e anche piuttosto rilevante, rispetto alla confessione resa dalla donna nell’interrogatorio di garanzia. In quella occasione Dolce si sarebbe limitata a confermare quanto contenuto nella misura cautelare firmata dal gip Nicola Colantonio, ma adesso deve aggiungere molto di più. Soprattutto dopo la confessione di Mattucci che è andato oltre, tirando in ballo anche una dazione che Trotta avrebbe dovuto girare all’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi (che nega fermamente di aver mai preso soldi da Trotta), anche lui indagato nella stessa inchiesta per corruzione. E proprio gli approfondimenti sul ruolo che avrebbe avuto Ciamponi in questa vicenda giudiziaria, e i risvolti politici legati alla scalata che Trotta aveva intenzione di fare dentro il suo partito, Fratelli d’Italia, dovrebbero essere i due argomenti centrali dell'interrogatorio di oggi. Secondo Mattucci, Trotta gli avrebbe chiesto dei soldi per comprare un’autovettura a Ciamponi: un’auto usata, acquistata da un rivenditore di Spoltore che Trotta conosceva bene. Un acquisto che effettivamente venne effettuato, ma che Ciamponi fece pagando con un suo assegno, peraltro di importo notevolmente inferiore alla cifra che Trotta si sarebbe fatto consegnare da Mattucci. Il problema è che la morte di Trotta è diventato un vero e proprio ostacolo per la ricostruzione della verità. I magistrati devono capire innanzitutto quanto millantava Trotta e quanti, di quei soldi che Mattucci gli consegnò in varie tranche e non solo per Ciamponi, effettivamente andarono poi ai presunti destinatari. Dolce, però, molto legata a Trotta e braccio destro di Mattucci (che secondo quest’ultimo avrebbe assistito a ogni incontro e a ogni dazione di denaro e altro, Rolex compreso) su questi aspetti sicuramente sa molto di più di quanto riferito nell’immediatezza dell'arresto. Ed è quindi chiamata anche ad alleggerire la sua posizione: fornire altri utili dettagli e particolari, potrebbe servirle molto. Così come dovrà fornire chiarimenti su quel viaggio a Roma (al quale prese parte) dove Trotta avrebbe dovuto consegnare una busta piena di soldi (versati da Mattucci) per assicurarsi un posto per quella scalata politica cui tanto teneva. (m.cir.)

