Corsa per dragare il porto canale

17 Aprile 2021

Ultimi incontri per organizzare l’operazione. Gli armatori: «Siamo allo stremo»

PESCARA. È una lotta contro il tempo e contro le maglie della burocrazia quella per dragare il porto prima che inizi la stagione balneare. L'obiettivo è liberare il canale dalla sabbia accumulata sui fondali e dalle secche che si sono create in prossimità dell'imboccatura, mettendo in ginocchio ormai da mesi la marineria e costringendo i pescherecci più grandi, da qualche giorno, a trovare riparo nello scalo di Ortona.
Ieri mattina, nella sede della Capitaneria di porto si è tenuto un incontro tra il comandante della Direzione marittima Salvatore Minervino e Riccardo Padovano, delegato comunale per le attività portuali all’interno del comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale. Il giorno precedente c'era stato un confronto con il sindaco Carlo Masci e con il dirigente Fabrizio Trisi, dal momento che il Comune è stato individuato quale stazione appaltante per i lavori detti tecnicamente di «movimentazione dei sedimenti sabbiosi» accumulati nel perimetro dell’area portuale.
Oggi Padovano incontrerà il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri per fare un ulteriore punto della situazione. «Bisogna fare presto, ne va della sicurezza in mare dei nostri marinai», rimarca più volte Padovano, «i soldi per dragare il porto sono stati stanziati dall'Autorità: si tratta di una cifra consistente, 800mila euro che serviranno per delocalizzare circa 90mila metri cubi di materiali sabbiosi, e forse anche di più. Ma i tempi sono stretti: se entro la prossima settimana non riusciremo ad avviare l'affidamento dei lavori, tutta l'operazione rischierà di saltare perché si arriverebbe troppo a ridosso della stagione balneare, periodo in cui i lavori di dragaggio non sono consentiti».
Di qui la richiesta di concludere il dragaggio del porto canale «entro il primo giugno» e di portare la profondità dei fondali «almeno a 3,5 metri di pescaggio». Gli armatori sono allo stremo e, attraverso la voce di Francesco Scordella, fanno sapere che «non ci sono più le condizioni per lavorare in sicurezza».
Ad ogni battuta di pesca, raccontano, a causa delle pessime condizioni dei fondali si mette a rischio la sicurezza dell'intero equipaggio. Le barche, per rientrare in porto, devono passare in un punto strettissimo, una per volta, schivando le secche tra mille manovre. La scorsa settimana l'ultima imbarcazione si è incagliata al largo, di notte, circostanza che ha convinto alcuni pescatori a lasciare il porto di Pescara per lo scalo più attrezzato di Ortona. «Siamo sfiniti», racconta Scordella, «la politica deve mettersi al lavoro con serietà per risolvere i problemi. Ormai sono anni che parliamo sempre delle stesse situazioni e non c'è mai nessun intervento definitivo e risolutivo. Siamo in attesa dei lavori del piano regolatore portuale, promessi tra settembre e ottobre, perché anche quest'ultimo dragaggio risolverà solo momentaneamente l'emergenza».
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