«Corsi di difesa per donne e telecamere antispaccio»

Manifestazione in viale Europa del comitato antidegrado, raccolte cento firme I cittadini chiedono un canale diretto con i vigili per segnalare bivacchi illegali
MONTESILVANO. Una task force anti-degrado composta dagli agenti della polizia municipale; telecamere puntate sul pontile di Fosso Cavatone «dove si concentra lo spaccio di sostanze stupefacenti», e nella pineta a ridosso di via Firenze e via L'Aquila, altre aree ad alta tensione. E ancora: promozione di corsi di difesa personale riservati alle donne; creazione di un canale diretto (per esempio whatsapp) tra la cittadinanza e la polizia locale per la segnalazione di bivacchi, abbandono rifiuti, accampamenti illegali; censimento degli immigrati presenti in città negli Sprar e nei Cas «ancora attivi»; unità cinofile antidroga e presidio fisso nelle zone ad alto rischio per contrastare l'illegalità.
Mentre è in preparazione un esposto in Procura, queste sono le richieste avanzate all'amministrazione comunale guidata da Francesco Maragno e al prefetto Gerardina Basilicata dal comitato #Riprendiamoci Montesilvano, capeggiato da Marco Forconi, che ieri mattina alle 10 ha manifestato sul pontile di viale Europa per dire basta a degrado e illegalità sul territorio. Riuniti dietro lo striscione con su scritto: "Civiltà, identità, legalità: difendiamo Montesilvano", il gruppo di una ventina di manifestanti, presidiati da due pattuglie dei carabinieri, ha raccolto in due ore oltre 100 firme di cittadini (la petizione andrà avanti fino a primavera con banchetti in via Rimini e via Firenze) che «non ritengono affatto Montesilvano una città sicura».
Il riferimento di Forconi è alle dichiarazioni del sindaco rilasciate al Centro due giorni fa, il quale ha rassicurato la popolazione che «i reati sono in calo e l'amministrazione ha posto in atto un piano di sicurezza tale che nessun quartiere è più a rischio».
Forconi, che spera in un cambiamento legislativo a livello nazionale, chiede di sapere «quanti immigrati e migranti ci sono sul territorio. Il sindaco dice 60, ma secondo nostre indagini sono almeno 200, e altri in arrivo, che entrano ed escono dagli Sprar (Sistema di protezione rifugiati e richiedenti asilo che a Montesilvano sono dislocati in strutture private che possono contenere non più di 160 persone per volta, nell'ex Artigianluce, in via Napoli, viale Abruzzo, via Dante e via Togliatti) e dai Cas (Centri di accoglienza straordinari, hotel Ariminum ed Excelsior) che a noi risultano essere ancora attivi (la conferma mi è arrivata il 4 gennaio scorso da un messaggino del vice sindaco Ottavio De Martinis, che sostiene ci siano rimasti ancora pochissime persone) malgrado il Comune ne abbia annunciato la chiusura al 31 dicembre scorso».
Ad appoggiare la protesta pacifica del Comitato, il consigliere comunale Anthony Aliano, che ha ironizzato sulle parole del sindaco: «Ora che so di vivere in una città sicura, sono più sereno, se non fosse che dopo le 18 scatta il coprifuoco per i cittadini intimoriti dai comportamenti violenti da parte di certi soggetti e accerchiati da prostituzione e degrado». Presente anche l'assessore alle Politiche Sociali Manola Musa che ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
«Ci risulta», prosegue Forconi, «che sia stata approvata una delibera di giunta per dare mandato all'Azienda speciale dell'assessorato alle Politiche sociali per l'ingresso di 40 minorenni che andranno nei Cas ancora aperti. E che, trascorso un tempo limite da 3 a 8 mesi, gli ospiti di queste strutture, quando non seguono progetti di integrazione, si riversano in città senza controllo, si arrangiano con lavoretti di fortuna, mendicano davanti ai supermercati, delinquono, le donne si danno al meretricio per sopravvivere. E diventano violenti come gli sfollati di via Ariosto che dormono con le tende e spacciano sul pontile di Fosso Cavatone. Scavano buche nella sabbia oppure girano con le carrozzine vuote per nascondere la droga. Ma perché le forze dell'ordine non vengono dotate di unità cinofile per velocizzare il recupero della merce? In pineta invece gli spacciatori consegnano la dose ai clienti attraverso le siepi», conclude Forconi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

