Corsi e stage nelle aziende Le nuove gite per i ragazzi
Nonostante la crisi, le scuole pescaresi non rinunciano ai viaggi d’istruzione Durano un mese, si fanno in autunno e consentono di apprendere le lingue
PESCARA. Un tempo, gli studenti del quinto anno andavano a Barcellona, Praga, Berlino o Parigi.
Poi, con la crisi e il budget familiare da far quadrare, alle classiche mete della gita scolastica prima dell’esame di maturità si è sostituito il più pratico sistema dello stage linguistico o lavorativo all’estero, in qualche caso anche della durata di un mese. Segno dei tempi che cambiano e della necessità di favorire il più possibile il collegamento tra i ragazzi delle scuole e le aziende in cerca di personale.
Succede così che l’appello lanciato dal vice presidente dell'associazione presidi Mario Rusconi, che ha bollato i viaggi d’istruzione come “pericolosi” anche a causa delle nuove tecnologie che permetterebbero ai ragazzi di sfuggire ai controlli, abbia avuto un effetto boomerang in tutta Italia.
E se tanti docenti hanno iniziato a fare muro contro i presidi, rifiutandosi di accompagnare gli alunni a proprie spese a visitare i musei e studiare i monumenti, a Pescara gli istituti scolastici si sono organizzati scommettendo su progetti che permettono di coniugare l’uscita didattica tradizionale con l’esperienza professionale sul campo. E’ il caso di molti istituti tecnici come l’Acerbo o l’istituto alberghiero De Cecco, ma anche del liceo classico D’Annunzio.
«Siamo consapevoli», spiega la preside dell’Acerbo Anna Teresa Rocchi, «dei gravi rischi per gli insegnanti, ma crediamo anche che la scuola non si faccia solo nelle aule. Abbiamo puntato su diverse uscite: c’è la possibilità di effettuare gli stage di un mese all’estero con il progetto Erasmus, ci sono i viaggi d’indirizzo collegati alle aziende come le visite all’Expò e, infine, la conoscenza diretta delle strutture alberghiere».
Insomma, la formula tradizionale della gita scolastica dell’ultimo anno si è ampliata.
«Siamo una scuola tecnica», aggiunge la Rocchi, «crediamo molto nell’esperienza sul campo. Con l’abolizione della diaria non tutti i docenti sono disposti ad andare fuori, ma per fortuna dopo aver analizzato la documentazione completa dei mezzi, delle strutture ricettive e delle relative assicurazioni, non è stato complicato reperire il personale».
«Gli stage professionali», rimarca il dirigente scolastico del De Cecco Andrea Buzzelli, «fanno parte del regolamento d’istituto e c’è un team di insegnanti che segue gli studenti del terzo e del quinto in questi percorsi. I risultati sono ottimali e l’esperienza viene accolta positivamente da tutti».
«Trovare i docenti per i viaggi d’istruzione è sempre una scommessa», sostiene Donatella D’Amico, preside del liceo classico Gabriele D’Annunzio, «loro non sono pagati e in più hanno una responsabilità bella grossa. Chi decide di andarci è perché ci crede. Noi da qualche anno abbiamo limitato le gite anche per via della crisi: nonostante che la nostra utenza sia medio-alta, la partecipazione degli alunni è scesa. Le 9 classi del terzo anno sono andate in Andalusia, in aereo, ma in autunno per non intercedere con la preparazione dell’esame di maturità. Purtroppo, le compagnie low-cost non permettono di prenotare per gruppi molto ampi e quindi non si può risparmiare granché».
Il liceo scientifico Da Vinci, invece, per spendere meno pianifica le visite in massa: «Siamo stati a inizio anno sei giorni a Berlino con 13 classi a un costo inferiore a 300 euro», dice il preside Giuliano Bocchia, «i grandi numeri consentono di tenere il budget basso e di mantenere la nostra tradizione. In gita si potenzia il clima socio-affettivo e questo inevitabilmente ricade sulla didattica».
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