Cospito, mente degli anarchici: «Affiliamo di continuo le armi»

Ecco le frasi attribuite al 55enne pescarese accusato di terrorismo e detenuto in regime di 41-bis Secondo la Cassazione, è il teorico dell’attacco alle istituzioni: «Il padrone può e deve sanguinare»
PESCARA. «Ideologo», «elemento di spicco», «principale esponente». Gli atti giudiziari che si susseguono fino alla Corte di Cassazione descrivono il pescarese Alfredo Cospito come mente degli anarchici e sostenitore «del metodo esplosivo e dell’azione armata». È detenuto da 10 anni perché accusato di terrorismo; da 4 mesi è sottoposto al regime del 41-bis. Cospito, così dicono le sentenze, ha «una precisa direzione ideologica»: uno che crede nella necessità di «passare all’azione», anche «con l’uso della violenza verso le persone». Il teorico dell’«attacco alle istituzioni»: «Opporsi armi in pugno».
SCIOPERO DELLA FAME Cospito, arrestato per la prima volta nel 1991 a causa dell’occupazione dell’Aurum e poi partito dalla sua casa della Marina nord per trasferirsi a Torino, è in sciopero della fame da 107 giorni: è la sua protesta contro il carcere duro. Ha già perso 40 chili e le sue condizioni di salute si aggravano sempre di più. Trasferito dal carcere di Sassari alla casa circondariale Opera di Milano, Cospito beve soltanto acqua e zucchero e rifiuta gli integratori. Il suo caso da settimane è al centro del dibattito politico nazionale e, negli ultimi giorni, da Crotone a Torino, si segnalano incendi, scritte sui muri e marce di solidarietà. Martedì scorso anche a Pescara un episodio sospetto con l’incendio di un cassonetto in pieno centro, proprio accanto a una banca. Per lui sono scesi in campo anche attori, registi e artisti come Valerio Mastandrea, Jasmine Trinca, Michele Riondino, Paolo Calabresi, Ascanio Celestini e i 99 Posse: «Lo accusano di un attentato che però non ha causato né morti né feriti», recita l’appello al ministro della Giustizia Carlo Nordio, «chiediamo di intervenire prima che sia troppo tardi».
«PRODURRE DANNI» Le sentenze descrivono il profilo di un anarchico votato all’azione, fino agli attentati. Un atto della Cassazione rivela: «Nel presentare le strategie del movimento anarchico», Cospito «faceva riferimento all’obiettivo di produrre il massimo dei danni possibili, sottolineando la necessità di “affilare di continuo le armi”». In una lettera a Cospito, finita sotto sequestro, un altro anarchico commenta: «Non ci resta che distruggere e bisogna essere efficaci»; «La fiaccola dell’anarchia non può spegnersi». I magistrati parlano di «linea strategica ispirata da Cospito»: sono tre i manifesti del suo pensiero, i documenti intitolati “L’autismo degli insorti”, “Per un giugno pericoloso” e “Dire e Sedire”: «L’insegnamento di Cospito», osserva la Cassazione, è una filosofia di «indiscriminata devastazione». Per la magistratura, la linea violenta emerge da frasi del genere: «Bisogna dimostrare che il re è nudo, che il padrone può e deve sanguinare», «Affiancando alla lotta di strada attacchi mirati a persone e strutture del governo». È un’idea che rimbalza anche in una frase attribuita a un altro anarchico legato al pescarese: «Liberare un visone, imbrattare un bancomat, non è la stessa cosa che uccidere un prefetto».
TUTTE LE ACCUSE Cospito è stato arrestato per l’attentato del 7 maggio 2012, a Genova, all’allora amministratore delegato dell’Ansaldo Roberto Adinolfi; poi un altro arresto nel 2016 in un’inchiesta su attentati e pacchi bomba ai politici: contestate 50 azioni terroristiche in 13 anni, compresi gli ordigni sotto casa di Romano Prodi (nel 2003 presidente della Commissione europea) e i pacchi esplosivi inviati agli ex sindaci di Bologna Sergio Cofferati e Torino Sergio Chiamparino; è accusato anche dell’attentato nel 2006 contro la Scuola carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo.
UNO PER TUTTI Un’altra sentenza dice: «Cospito prevedeva e, anzi, prediligeva le azioni di soggetti operanti come monadi». Unità singole che si coalizzano per colpire: «Un gruppo di azione», è la sua frase, «nasce e si sviluppa sulla conoscenza, sulla fiducia. Ma altri gruppi e singoli possono condividere, anche solo temporaneamente, una progettualità, un dibattito, senza conoscersi di persona. Si comunica direttamente attraverso l’azione».

