Costretta dal suo ex a mangiare la terra

La vita da inferno dell’ultima vittima di atti persecutori: picchiata, minacciata e privata dei social
PESCARA. Negli ultimi due giorni la cronaca ha consegnato due episodi di stalking nei confronti di due donne da parte dei rispettivi compagni. In un caso, la vittima fu costretta a subire per aver deciso di rompere la relazione.
Così scrive il giudice che ha disposto i domiciliari per un giovane pescarese, R.C., residente a Spoltore: «La vittima fu costretta a cambiare le proprie abitudini di vita, venne isolata dal contesto sociale e le fu impedito di sentire e vedere liberamente i propri amici». L'arrestato, dice il gip Antonella Di Carlo nella misura cautelare - aveva impedito alla ragazza «di avere contatti con amiche e amici, aveva preteso di programmarle eventuali incontri e, anzi, di essere lui ad autorizzarli con un preavviso di un giorno; le aveva controllato continuamente i profili social Facebook e Instagram, le aveva vietato di rispondere o di lasciare commenti dai propri profili, le aveva impedito l'accesso a Facebook, sostituendole la password di accesso, l'aveva costretta a cancellare il proprio profilo Instagram». Insomma, una vita da segregata che la ragazza aveva inizialmente accettato soltanto per evitare, come lei stessa sostiene nel racconto fatto agli investigatori, conseguenze più gravi: insomma, per paura. Per tre giorni sarebbe stata costretta ad abitare a casa del fidanzato per evitare il peggio: «In quei giorni», racconta la vittima, «abbiamo avuto spesso litigi e nel corso di questi sono stata picchiata e minacciata... Ho iniziato a subire un vero e proprio terrorismo psicologico, subendo giornalmente centinaia di telefonate e messaggi». E proprio questi messaggi, riportati nell'ordinanza, danno la misura della pressione e delle costrizioni che la ragazza era costretta a subire. «Sono rappresentativi», scrive il giudice, «della pervicacia e dell'ossessività dell'uomo che alterna momenti di estrema e apparente vulnerabilità, ad altrettanto estremi picchi di aggressività, il tutto con un linguaggio incoerente, delirante e farneticante». In un messaggio del 31 gennaio scorso l'arrestato scrive alla vittima «che è una p... di m... perché ieri è uscita a ballare» e aggiunge che lui sta per tornare (era momentaneamente all'estero) «e lei non potrà fare più niente, la sua vita è finita»; aggiunge che «non deve uscire di casa perché ha finito di campare e che l'andrà a controllare al lavoro e a casa sua». Nella vicenda entra anche il padre del ragazzo che cerca di frenare la sua rabbia: gli scrive messaggi invitandolo a stare calmo e gli dice che ha parlato con la ragazza che gli ha raccontato che lui l'ha portata in mezzo a un campo a farle fare le flessioni e farle mangiare la terra. Il padre si lamenta del comportamento del figlio e dei suoi messaggi minacciosi, ma il figlio gli risponde che «ora che ritorna, alla ragazza deve fare del male». Il giudice parla senza mezzi termini di una «condotta molestatrice, minacciosa, violenta e reiterata in un arco di tempo apprezzabile» e di aver ingenerato nella vittima «uno stato di ansia e paura e il fondato timore per l'incolumità». Per motivare la misura il giudice parla del rapporto tra i due «completamente distorto e sperequato a esaltare brutalizzazione e sopraffazione dell'uno a scapito dell'altra, e con precipuo riferimento alla personalità spregiudicata e prepotente dell'indagato che, incapace di praticare soluzioni diverse, magari dialettiche, è pressochè certo che, presa coscienza che la vittima sacrificale si è allontanata da lui denunciandolo, tradurrà gli intenti manifestati di rivalsa in azioni concrete». E il giudice elenca anche i precedenti dell'uomo, pesanti, evidenziando episodi analoghi commessi ai danni di un'altra ex fidanzata. E a questa vicenda, ne segue un'altra a distanza di un solo giorno, dove un altro uomo, anche lui arrestato, avrebbe perseguitato la ex che lo aveva lasciato, anche con incursioni nell'abitazione della vittima e minacce alla nonna che viveva con la ragazza.
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