Covid, cresce il rischio delle sottovarianti

Abruzzo, il virologo Fazii: «C’è poca attenzione per i soggetti fragili, prevedo più contagi e decessi»
Le prossime settimane saranno caratterizzate da Cerberus. È questa l'ipotesi degli esperti che parlano di una impennata di contagi Covid tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. In Abruzzo, secondo gli ultimi dati disponibili, Cerberus è sotto il 7 per cento, meno della media nazionale, ma le cose potrebbero cambiare e nei prossimi giorni è previsto un aumento dei contagi proprio a causa di questa sottovariante.
Una preoccupazione espressa dall’Oms e dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie che hanno evidenziato l’imprevedibilità di questa nuova variante. Sembra verosimile che con le temperature più basse il numero dei positivi possa aumentare. Un aspetto quest'ultimo che preoccupa anche il virologo abruzzese Paolo Fazii, che parla di un aumento di casi prima di Natale e di un atteggiamento, quello assunto in Italia, poco garantista nei confronti di quella parte di popolazione più fragile. Cerberus (BQ.1.1), insieme al sottolignaggio correlato BQ.1 sembra meno "cattiva", ma pare maggiormente in grado di schivare le difese immunitarie sia per le infezioni pregresse che per i vaccini, tanto che secondo le previsioni delle autorità sanitarie dominerà presto in Europa, dove è al 30 per cento circa e subito dopo in Italia, dove si sta diffondendo molto più lentamente degli altri Paesi. Quello che bisogna aspettarsi è una nuova ondata di Covid a novembre. Con il ritorno della stagione autunnale, l’esplosione di nuove varianti del Covid è un fatto prevedibile, così come delle sottovarianti di Omicron.
È stato stimato che la sottovariante BQ.1.1 è responsabile del 7 per cento dei casi di Covid in Italia.
L’ipotesi è condivisa da vari esperti secondo cui ciò potrebbe avvenire tra novembre e l’inizio di dicembre. Ne è convinto anche il direttore del laboratorio della Asl di Pescara e membro del Cts regionale, Fazii. «Mi aspettavo un atteggiamento più garantista nei confronti della popolazione fragile», spiega, «perché i riflessi su queste fasce di popolazione sono molto pesanti. Basti pensare che la vita media di un diabetico è di un anno e mezzo meno di quella delle altre persone. Con il virus si rischia di anticipare la morte di questi soggetti di venti anni. Non è possibile annullare qualsiasi difesa contro il virus alla luce dell'attuale situazione. Mi aspetto il peggio per questo inverno», sottolinea il virologo, «con una grande circolazione del virus, anche indipendentemente da Cerberus. Non ci sono più vaccini, né l'uso delle mascherine e ancor meno le regole. Mi aspetto una grande circolazione del virus e, seppur non come le prime ondate, con aumento di ricoveri e di morti».
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