Covid: crescono i contagi, ma si svuotano gli ospedali

Il virologo Fazii: «Ci aspettiamo un’estate più serena rispetto alle precedenti però se non evitiamo gli assembramenti a settembre il virus colpirà i fragili»
Un dato sostanzialmente stabile con alti e bassi su positivi e guariti, ricoverati e dimessi. Il report settimanale parla di 844 (di cui 309 reinfezioni) casi positivi al Covid registrati tra il 20 e il 26 maggio in Abruzzo, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza – al netto dei riallineamenti – a 660.711 (di cui 40.056 reinfezioni).
Il bilancio dei pazienti deceduti registra un nuovo caso (si tratta di un 85enne) e sale a 3.966.
Nel totale dei casi positivi sono compresi anche 653.406 dimessi/guariti (+726 rispetto a venerdì scorso).
Gli attualmente positivi in Abruzzo sono 3.339 (+117 rispetto a venerdì scorso).
Di questi, 62 pazienti (-12 rispetto a venerdì scorso) sono ricoverati in ospedale in area medica; 1 (+1 rispetto a venerdì scorso) in terapia intensiva, mentre i restanti sono in isolamento domiciliare.
Nell’ultima settimana sono stati eseguiti 1.714 tamponi molecolari (2.609.765 in totale dall’inizio dell’emergenza) e 5.919 test antigenici (4.895.172).
Del totale dei casi positivi, 134210 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+169 rispetto a venerdì scorso), 190.233 in provincia di Chieti (+298), 158.195 in provincia di Pescara (+206), 156.490 in provincia di Teramo (+157), 13.411 fuori regione (+9) e 8.172 (+5) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Il professor Paolo Fazii, a capo dell’Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia clinica dell’ospedale di Pescara, analizza il dato con un proiezione a breve e medio termine. «Da pochi giorni il caldo che è arrivato va a svantaggio della circolazione virale», osserva il virologo, «perché questi microrganismi da raffreddamento vengono intercettati dal nostro sistema di immunità innato che funziona molto bene con il caldo e molto meno bene con il freddo. In realtà, questi microrganismi circolano sempre, ma con il caldo rimangono più in superficie senza dare manifestazioni e, se ci sono, si tratta di banali raffreddori. Questo è un discorso che vale per tutti i virus da raffreddamento da coronavirus che presentano una situazione patologica nella specie umana dall’autunno alla primavera inoltrata».
Cosa dobbiamo aspettarci?
«Un Sars-Cov 2», spiega, «che deve adattarsi alla specie umana ha dato raffreddori e polmoniti interstiziali. Ci troviamo nella coda epidemica annuale che ci consente di arrivare alla stagione più calda, quando questi virus, pur circolando, non sono in grado di far male alla specie umana. Per la prossima estate ci aspettiamo una netta diminuzione dei casi, sia banali che importanti, perché questo virus non ha ancora terminato il suo adattamento completo alla specie umana».
Possiamo stare tranquilli quindi?
In tre anni si è molto adeguato all’ospite umano, ma non è ancora innocuo. Per cui mi aspetto un’estate più serena delle altre, ma se non vogliamo far circolare il virus, per evitare un passaggio importante di casi asintomatici nel prossimo autunno dovremmo evitare gli assembramenti».
Quali misure adottare?
«Oggi non possiamo pensare di adottare sistemi più coercitivi. Abbiamo già dato,la gente è stufa dei diktat scientifici. Perché mi viene da dare questi consigli? Si potrebbe obiettare che se l’Oms ha detto che la pandemia è terminata, allora tutto è risolto. Io dico che purtroppo non ci siamo più vaccinati. In sostanza, è una mia ipotesi, facendo circolare il virus in estate anche in maniera silente, troveremo una quantità di asintomatici a fine settembre con una popolazione meno protetta dagli anticorpi generati da precedenti infezioni, ma soprattutto dalle vaccinazioni».
Come risolvere quindi?
«Questa famiglia di virus purtroppo nella specie umana non è in grado di generare una risposta immunologica come anticorpi a lunga gittata. Possiamo mantenere nella migliore delle ipotesi, anticorpi fino a 9-12 mesi nelle persone giovani. Questa capacità in una persona anziana è limitata a 4-5 mesi. Senza vaccini la popolazione sarà abbastanza scoperta. È vero che quasi tutti ci siamo vaccinati, ma sono passati mesi, in molti casi anni. In autunno il virus potrebbe provocare danni ai fragili, agli anziani. Io consiglierei di tornare al vaccino almeno per questi soggetti più vulnerabili».
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