Crac pilotati tra Pescara e Chieti, De Nicola chiede di patteggiare

Colpo di scena in aula, la richiesta del patron di scuole private e case di cura. Il giudice manda a Chieti il filone d’indagine sui vertici della vecchia Carichieti

PESCARA. Carmine De Nicola, il signore delle scuole private e delle case di cura, ha chiesto il patteggiamento. È questa la prima svolta che è arrivata ieri sul caso dei presunti crac pilotati contestati a De Nicola, 71 anni di Francavilla, e ad altri 25 imputati. Durante l’udienza preliminare davanti al giudice Gianluca Sarandrea, l’avvocato dell’imprenditore, Vincenzo Di Girolamo, ha chiesto che De Nicola sia ammesso al patteggiamento. Il giudice si è preso due settimane di tempo per decidere: si tornerà in aula il prossimo 18 aprile.

Ex Carichieti. Ma quella di ieri, anche se è durata solo un’ora, è stata un’udienza importante: Sarandrea ha deciso che il tribunale di Pescara non è competente per la costola del procedimento che tira in ballo gli ex vertici della vecchia Carichieti accusati di concorso in bancarotta fraudolenta per un presunto prestito “facile” da 14 milioni di euro concesso a De Nicola nel 2007. Così l’indagine sul fallimento della società Sicof di De Nicola, con sede a Chieti, tornerà a Chieti: gli atti saranno trasmessi alla procura di Chieti che dovrà rifare un’istruttoria e stilare una nuova richiesta di rinvio a giudizio. Che non appare affatto scontata perché il fallimento al centro dell’indagine è stato revocato il 5 ottobre scorso dalla Corte d’Appello dell’Aquila ed è tornato in piedi il concordato preventivo. Secondo le difese dei banchieri, l’ex direttore generale Francesco Di Tizio e l’ex capo area di Pescara Luigi De Vitis, se non c’è fallimento non ci può essere nemmeno il reato collegato. Anche perché, sottolineano le difese, il concordato prevede il pagamento integrale del debito a carico della Carichieti. Su questo, l’attenzione si sposta dal tribunale penale a quello fallimentare che dovrà valutare la sussistenza del piano di De Nicola per ripianare i quasi 22 milioni di euro di debito dell’Opera scolastica (società che ha assorbito la Sicof) nelle tasche di 33 creditori. Nel troncone dell’inchiesta sono indagati per presunte perizie gonfiate a garanzia del prestito anche il chietino Carlo Massimo Rabottini, perito di De Nicola, e il pescarese Franco De Donatis, perito della banca ed ex ufficiale dei carabinieri. Nel procedimento, il reato di bancarotta in concorso è contestato, oltre che a De Nicola, anche al suo braccio destro, Antonio Di Ianni, originario di Lucera e residente a Francavilla, e Guerino Testa, ex presidente della Provincia di Pescara e attuale consigliere comunale di opposizione, nella qualità di commercialista.

Intercettazioni. E dalla difesa di Testa, assistito dagli avvocati Ernesto Torino Rodriguez e Sergio Della Rocca, è arrivata la richiesta di trascrizione delle intercettazioni telefoniche: un assist per tutte le difese. Che, entro il 18 aprile, potranno presentare richieste di trascrizioni di telefonate a discolpa.

Banca parte civile. Terza svolta della giornata è racchiusa nella richiesta dei legali della vecchia Carichieti che hanno chiesto di essere ammessi come parte civile nel processo. Una richiesta che è stata contestata dalle difese e sulla quale il giudice si esprimerà il 18 aprile prossimo. L’indagine della finanza sui crac pilotati scava anche nel buco della ex Carichieti: De Nicola è uno dei tre principali debitori della banca con una sofferenza che si avvicina ai 50 milioni di euro. Anche a causa di quei soldi mai restituiti la ex Carichieti, commissariata, è finita al centro di uno scandalo economico nazionale insieme a Banca Etruria e a Banca Marche.

Sistema sotto accusa. L’indagine principale ruota intorno ai fallimenti che, in base all’inchiesta coordinata dal procuratore capo Cristina Tedeschini e dalla pm Anna Rita Mantini, sarebbero serviti per portare soldi alle società immobiliari del gruppo De Nicola. Secondo una filiera che avrebbe alla base cooperative ritenute «fittizie» per evadere il fisco e da svuotare e «condurre dolosamente a stato d’insolvenza»; un gradino sopra, le srl per reinvestire «ingenti risorse» nel settore immobiliare. E un ruolo centrale sarebbe stato quello della Sicof, fallita nel 2015 su richiesta della procura di Pescara e per decisione del tribunale di Chieti. Per l’accusa, i fondi ottenuti dalla Sicof attraverso un mutuo «facile» accordato dalla ex Carichieti 9 anni fa, sarebbero stati distratti per finanziare le altre attività di De Nicola. Ma il fallimento della Sicof, adesso, è stato revocato e dopo la decisione di ieri questa parte della storia ripartirà da Chieti.

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