Crepe su pilastri e muri l’università cade a pezzi

Dopo i crolli a Lingue e Architettura, ecco l’intonaco a rischio anche nei corridoi Muri rotti nei sottopassi degli studenti, danneggiato il cemento delle scale esterne
PESCARA. Cominciano dal basso le crepe dell’università d’Annunzio: le lesioni partono dai parcheggi nel seminterrato con i pilastri solcati da fessure che superano i 5 centimetri. Nelle crepe, ci sono ancora i vetrini per misurare l’ampiezza dei distacchi. È così dall’inaugurazione della sede di viale Pindaro, 24 anni fa: ci sono vetrini ancora intatti segno che, per adesso, l’edificio si è assestato dopo un movimento iniziale. Ma, senza manutenzione, risalendo dal basso verso l’alto, l’università di Pescara mette in mostra il suo cemento che rischia di crollare addosso agli studenti: i ferri del cemento armato sono a vista. Anche nelle zone più frequentate.
Che l’università sia a rischio di crollo lo dicono i nastri bianchi e rossi dei vigili del fuoco che hanno bloccato l’accesso alla scalinata e al primo e secondo piano del dipartimento di Lingue e letterature straniere: un intervento, quello dei vigili del fuoco, scattato dopo il crollo del 24 aprile scorso quando l’intonaco e un pezzo di mattone sono piovuti addosso a una docente di tedesco all’interno di un’aula al secondo piano della facoltà, ferendola e costringendola alle cure in ospedale. Un crollo preannunciato da un altro episodio accaduto nel 2013 e denunciato ai vertici dell’ateneo. In seguito, il 5 maggio scorso, un altro distacco dal controsoffitto ha interessato un pannello in una stanza di Architettura. Sulla scalinata vietata c’è un avviso per gli studenti: «Si avvisano gli studenti che, a causa dell’inagibilità degli uffici, la scuola delle Scienze economiche, aziendali, giuridiche e sociologiche, è al momento ubicata come segue» e cioè spezzettata in 3 plessi. Stessa cosa per Lingue costretta a dividere, con Architettura, le aule di palazzo Micara, costruzione alle spalle della sede principale. L’ateneo cade a pezzi. Dopo i parcheggi per docenti e impiegati, accade anche nei sottopassaggi che conducono da palazzo Micara alla sede che dà su viale Pindaro. In questi tratti è possibile vedere i muri attraversati dalle crepe: gli studenti si siedono proprio sotto gli spigoli senza più intonaco. Le scale esterne di ferro arrugginito sono attaccate all’edificio ma il cemento è già andato in pezzi.
All’interno è la stessa cosa: gli studenti camminano lungo il corridoio che porta da Architettura a Economia passando per Lingue e in alto si vede l’intonaco rotto. Al di fuori delle aule – quelle di Architettura nel seminterrato si affacciano sulle infiltrazioni d’acqua al di sotto del marciapiedi di viale Pindaro che resistono anche al sole –, le crepe sono ancora più vistose: gli studenti ci passano proprio sotto. Dalla parte opposta, tra la sede principale e palazzo Micara, c’è anche una recinzione provvisoria delimita un dislivello di 5 metri, segno di un cantiere mai finito per la costruzione di laboratori. Da qui, si vedono anche le lastre di vetro di palazzo Micara che si gonfiano e poi si rompono per l’escursione termica: ci sono intere zone senza più vetri.
Palazzo Micara è al centro di un esposto mandato da 3 sindacati ai carabinieri del Nas: mancano aria e luce, gli uffici sono «sovraffollati», un solo bagno «condiviso con gli studenti», «presenza di enormi ratti» e «cavi elettrici volanti», questo hanno segnalato la Fic-Cgil, la Cisl-Univ e la Uil-Rua con una denuncia di una pagina. E a palazzo Micara, su una porta, che non è chiusa a chiave, c’è scritto: «Pericolo, non aprire»: aprendo la porta, si vedono i tubi dell’impianto fognario. Secondo l’esposto dei sindacati, l’edificio non è né sicuro né igienico.
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