D’Alfonso-Marcozzi insieme E Fi perde un posto blindato

Acerrimi avversari in Regione, diventano alleati nella corsa al parlamento
PESCARA. A volte la politica è una pozione magica. Un filtro d’amore che fa ritrovare dalla stessa parte chi non t’immagini. Ma è anche spietata quando la logica di partito val di più delle persone. Nel primo caso parliamo di Pd e dimaiani abruzzesi di Impegno civico. Nel secondo di Forza Italia. Sono le due grosse sorprese delle ultime ore. Partiamo dalla prima.
LUCIANO E SARA. Acerrimi rivali in Regione, alleati nella corsa al voto del 25 settembre. Chi lo avrebbe mai detto che il senatore uscente Luciano D’Alfonso si sarebbe un giorno ritrovato sulla stessa barca della consigliera regionale Sara Marcozzi che ha lasciato i 5 Stelle per sposare il progetto civico di Luigi Di Maio? E chi non ricorda la lite furibonda tra l’allora governatore del Pd che, cedendo alla provocazione di Marcozzi, strattonò con forza l’allora pentastellata che aveva occupato la poltrona del presidente? Ma le alchimie elettorali cancellano il passato con la potenza di una spugnetta impregnata di Vim Clorex. Nei piani del Pd c’è una posizione in prima fila per l’ex M5S.
L’INCOGNITA. Dagli ambienti dem lo confermano spiegando che «la trattativa, a livello di direzioni nazionali, è in corso». E che la probabilità di candidatura di Marcozzi all’uninominale Camera è alta. Se andrà in porto, D’Alfonso e l’ex tenace avversaria correranno l’uno accanto all’altra: il primo da capolista eleggibile al proporzionale Senato, l’altra al collegio Chieti del maggioritario, con probabilità di essere eletta pari allo zero.
È un epilogo già scritto dalle regole del Rosatellum che potrebbe far dire a Marcozzi: «No grazie, resto all’Emiciclo». Anche perché ci resterebbe comunque. Ma non dipende solo da lei.
Il Pd intanto fa trapelare i primi nomi delle liste, che vanno oltre i candidati certi ed eleggibili, ovvero D’Alfonso e Michele Fina.
LA SCELTA ROSA. Spunta un quadro di color rosa. Al proporzionale Camera, subito dopo il segretario regionale capolista, ci sarà l’assessore teramano Stefania Di Padova. E trovi in buone posizioni anche Rita Innocenzi, sindacalista aquilana delle Cgil e Elisabetta Merlino, vice segretario regionale del Pd. Ci sarà posto anche per sindaci ed ex, tipo Ernesto Graziani, di Paglieta, e Luciano Di Lorito, e in generale per amministratori locali Pd di ogni livello. È pur vero che nessuno di questi può realmente ambire a Roma, sempre per quella legge elettorale fatta per la politica e di cui si parlava all’inizio, che ha già scritto i dieci tredicesimi della partita, lasciando agli elettori abruzzesi un margine striminzito di scelta ridotta agli ultimi due eletti al proporzionale Camera, calcolati con i resti, e al terzo del proporzionale Senato. Ma per il Pd queste elezioni politiche sono il banco di prova delle regionali 2024. Quindi anche i candidati senza chance daranno il massimo. E passiamo sull’altra sponda.
GOLA PROFONDA. La notizia rimbalzata ieri in Abruzzo dalle vicine Marche, e diffusa da ambienti dello stesso partito interessato al fatto, è di quelle che possono lasciare senza fiato alla vigilia del vertice di coalizione romano previsto per questa mattina. Stando però alle rivelazioni di una gola profonda di Forza Italia, in uno dei primi incontri che hanno preceduto quello decisivo di oggi, i tre principali azionisti del centrodestra hanno dovuto affrontare e risolvere un problema serio sorto nelle Marche i cui effetti, in base alle regole della compensazione che la politica fa alla vigilia di spartizioni di seggi a livello nazionale, si sono abbattuti sull’Abruzzo.
Ci spieghiamo meglio e in maniera semplice.
IL POSTO MANCANTE. Partiamo dall’inizio: nell’uninominale Camera marchigiano Forza Italia sarebbe rimasto a bocca asciutta, cioè senza un porto certo nei collegi blindati.
E stando sempre a quanto riferito dalla gola profonda berlusconiana, sarebbe accaduto che, nella regione con cui confiniamo, Fratelli d’Italia avrebbe rinunciato a una delle sue due posizioni per cederla agli alleati la cui necessità sarebbe stata quella di candidare, in un posto più che certo, il commissario regionale del partito, Francesco Battistoni, sottosegretario all’Agricoltura del governo uscente. Ma l’effetto domino vede coinvolto l’Abruzzo, collocato nella scacchiera nazionale predefinita di seggi all’uninominale. Forza Italia in sintesi dovrebbe restituire il favore a Fratelli d’Italia rinunciando, in Abruzzo, all’omologo seggio blindato che, stando alle previsioni, è appannaggio del coordinatore regionale, Nazario Pagano.
Se rifacciamo i conti abruzzesi, FdI sale così a tre posizioni eleggibili nell’uninominale – che farà smaltire l’ingorgo di candidati eleggibili, al di là dei certi Etel Sigismondi e Guido Quintino Liris –, la quarta posizione è della Lega mentre a Forza Italia rimane un solo posto sicuro al proporzionale Camera. Ma solo oggi sapremo se la gola profonda ha detto la verità. Oppure voleva solo inquinare i pozzi.

