D’Alfonso punta sulle autostrade
Il senatore ricandidato alla Camera innesca l’inchiesta di Varone
PESCARA. Luciano D’Alfonso, senatore uscente del Pd ricandidato alla Camera, e il pm Gennaro Varone, che nel 2008 lo mise sott’inchiesta quando era sindaco di Pescara, si sono ritrovati l’uno di fronte all’altro ma con ruoli e obiettivi molto diversi rispetto a 14 anni fa. In ballo oggi c’è la madre di tutte le inchieste degli ultimi anni in Italia, quella sugli sviluppi economici-miliardari innescati dalla strage per il crollo del ponte Morandi a Genova che inguaiò Aspi. Sviluppi che hanno portato il governo Draghi ad avallare l’operazione di vendita per 8,2 miliardi di Autostrade per l’Italia (Aspi) alla Holding Hra, il veicolo societario attraverso il quale a maggio scorso la Cassa depositi e prestiti ha rilevato da Atlantia l’88% delle azioni di Aspi. Parte da un’iniziativa politica-investigativa di D’Alfonso e di un gruppo traversale di altri parlamentari l’inchiesta penale romana affidata a un pool di magistrati, tra cui spicca Varone. I tempi, si diceva, sono cambiati: il senatore è stato assolto da quei casi giudiziari in cui l’inquirente era Varone che ora lavora nella procura di Roma.
E come pm indaga sulla complessa vicenda che, pur avendo origine a Genova, incide, in modo indiretto, sul caso abruzzese delle autostrade A24 e A25 che il governo Draghi ha tolto alla società Sdp di Carlo Toto e consegnato all’Anas sulla base della cosiddetta Legge Morandi che non venne però applicata ad Aspi. La disparità è evidente. Il Tar Lazio si occuperà il 20 settembre di Sdp. Ma alla vigilia di questa udienza esplode il caso mediatico-giudiziario su Aspi. (l.c.)

