D’Alfonso: stop all’era Mattoscio

Lettera aperta del deputato: serve un ricambio alla guida di PescarAbruzzo
PESCARA. «Una nuova personalità in grado di far conoscere un tempo nuovo alla Fondazione PescarAbruzzo». In vista del rinnovo della presidenza, in mano a Nicola Mattoscio da 27 anni, il deputato Pd Luciano D’Alfonso torna a invocare un ricambio al vertice della fondazione bancaria che opera nel sociale, cultura e promozione dello sviluppo economico. D’Alfonso è autore di una lettera aperta a Mattoscio: «Passare la mano dopo aver meritato il pubblico riconoscimento per il proprio operato è un’esigenza talmente evidente, che non dubito che chi mi legge colga in tutta la sua verità», scrive il deputato.
Il 4 aprile prossimo, la Fondazione PescarAbruzzo sceglierà il nuovo presidente che resterà in carica per i prossimi tre anni. «È trascorso qualche giorno da un’altra mia lettera aperta nella quale ho condiviso una preoccupazione, che ho avvertito diffusa nella provincia di Pescara, a proposito del rischio dell’indissolubilità del vincolo tra la persona giuridica della Fondazione di origine bancaria di Pescara e quella fisica di chi la dirige da 27 anni, ruotando nei ruoli apicali ma fermo tenendone il timone». D’Alfonso prosegue così: «La misurata laicità di chi mi legge mi ha dissuaso dall’impulso di richiedere un parere in materia al Tribunale ecclesiastico diocesano, confidando anche che potesse bastare la semplice guida della ragione a illuminarci sull’importanza che il limite temporale assume sempre nello svolgimento delle vicende umane, anche e soprattutto come una misura di salvaguardia per il loro stesso valore. Tuttavia, molti interlocutori che mostrano di saperla lunga mi hanno sussurrato che, sino a quando vigerà in carica l’attuale Consiglio di indirizzo, tale vincolo non potrà mai essere risolto, neppure con l’intervento del supremo tribunale della Segnatura apostolica, malgrado l’universale potestà canonica di tale somma magistratura pontificia». D’Alfonso elenca cariche a tempo: «Conoscono un termine massimo di 10 anni i mandati dei sindaci, dei presidenti di Regione, di 9 anni quelli dei membri della Corte costituzionale e di 6 anni quelli dei membri delle autorità garanti. Si è posto un limite persino al mandato un tempo vitalizio del governatore della Banca d’Italia e, ormai senza scandalo, persino il ministero del Papa può essere considerato a tempo. Questi obblighi non nascono solo dall’esigenza di evitare potenziali cesarismi nella gestione degli enti interessati, ma anche e soprattutto dall’esigenza di scongiurare l’alea della sclerotizzazione che è connaturata all’illimitata coincidenza tra una esistenza individuale e il vertice di una istituzione: col trascorrere del tempo», dice D’Alfonso, «chi guida tende a replicare orientamenti e prassi, correndo il rischio di far fronte sempre alle stesse questioni». Il deputato dem fa un esempio: «Accade così che una grande emergenza sociale, come quella delle persone separate e divorziate in grave difficoltà economica, non riscontri misure di sostegno ad hoc da parte della Fondazione PescarAbruzzo, forse solo perché è una condizione che non è stata mai intercettata dagli apparati senzienti di chi dirige tale ente. Eppure è una condizione di “nuova povertà” in allarmante crescita. La Fondazione potrebbe realizzare spazi accoglienti e discreti per permettere il soddisfacimento delle necessità quotidiane e recuperare fiducia e speranza. Allo stesso modo la pur rilevante attività di sostegno alla cultura e all’arte appare orientata più dai criteri e dai gradimenti di chi è al vertice, che dalla capacità di supportare la libera e autonoma vitalità delle espressioni culturali pescaresi».

