D’Amario: Natale in zona bianca soltanto con più vaccinazioni

L’esperto: per ora rischio contenuto, ma la crescita preoccupa. Dobbiamo tenere alta la guardia
«Il rischio è ancora contenuto, non ci sono pericolosi focolai e l’Abruzzo ha ancora dati da zona bianca, ma i numeri della pandemia stanno crescendo e c’è preoccupazione in vista del Natale. Per questo, per evitare la zona gialla, dobbiamo tenere la guardia molto alta e cercare di arrivare a vaccinare il 92/93% della popolazione, convincendo chi finora non ha voluto partecipare alla campagna di somministrazione»: così il direttore del Dipartimento della Sanità della Regione Claudio D’Amario, che esclude per ora anche restrizioni per singoli territori o province, ma lancia il suo appello alla popolazione, lasciando trasparire tutti i timori delle autorità su quella che sta prendendo i contorni della quarta ondata della pandemia. Insieme all’impennata dei casi, infatti, si vede ora un ritorno dei ricoveri in ospedale, seppure i numeri siano lontanissimi rispetto a quelli di un anno fa quando il vaccino non c’era ancora.
Nel frattempo è in atto una corsa contro il tempo per fronteggiare l’ondata di casi rafforzando la copertura immunitaria della popolazione somministrando le terze dosi del siero anti-Covid. Le Asl si stanno organizzando per l’apertura prevista a dicembre per gli ultraquarantenni che hanno ricevuto la seconda dose più di sei mesi fa. Mentre il responsabile della vaccinazione in Abruzzo Maurizio Brucchi ammette: «Non riusciamo più a convincere i non vaccinati».
L’IMPENNATA DEI CASI
«C’è stato un rilassamento negli ultimi mesi, grazie anche al fatto che la vaccinazione è andata molto bene. Ora con il ritorno nelle scuole e l’uso dei mezzi pubblici, ma anche con la riapertura dei luoghi di intrattenimento, oltre alle manifestazioni che non hanno aiutato, vediamo una ripresa della circolazione del virus, in tutta Italia e anche in Abruzzo», spiega D’Amario, «l’Italia sta andando meglio rispetto ad altre nazioni, ma ci sono regioni con numeri alti che rischiano di tornare in zona gialla fin da subito. L’Abruzzo al momento resta con valori da zona bianca, ma c’è qualche preoccupazione per il Natale, soprattutto se il tasso di occupazione dei posti letto dovesse continuare a salire». Quindi sulle ipotesi di chiusure localizzate per bloccare la diffusione dei contagi: «Per ora non ha senso chiudere territori, se non in presenza di grandi cluster che al momento non si registrano», continua D’Amario, «ma bisogna stare attenti, tornando a usare le mascherine sempre, e vaccinandosi. In ballo non c’è solo la tenuta del sistema sanitario, ma anche nuove chiusure che dobbiamo evitarle anche per la sostenibilità economica».
L’APPELLO
«Abbiamo capito che l’immunità di gregge vale fino a un certo punto, perché resta fuori una parte della popolazione che continua a far circolare il virus. È quindi necessario raggiungere almeno il 92/93% di vaccinati per stare più tranquilli», aggiunge D’Amario, «i non vaccinati infatti sono ancora tanti, chi per scelta ideologica, chi per dubbi o timori. A loro dico di partecipare alla campagna di vaccinazione per spirito di sanità pubblica e per la comunità, oltre che per sé stessi. Chi non ha copertura vaccinale ha un rischio altissimo di contagiarsi e di sviluppare sintomatologia grave. Inoltre riattiva anche la circolazione tra i vaccinati, come abbiamo visto. Queste persone vanno quindi recuperate in tutti i modi: bisogna cercare di arrivare al 92/39% di vaccinati potenziando l’adesione. E nel frattempo dobbiamo completare la vaccinazione per gli immunodepressi, per cui due dosi non bastano, e procedere progressivamente con la terza dose per tutte le fasce di età intorno ai 6-9 mesi dalla seconda dose. Poi sul vaccino ai giovani: «Il virus corre molto tra loro. Gli adolescenti sono stati molto bravi nella vaccinazione, aspettiamo l’apertura anche per gli under 12».
LA VACCINAZIONE
La rete sanitaria sul territorio nel frattempo si prepara a fronteggiare la nuova chiamata di massa per i vaccini, con l’apertura dal primo dicembre della terza dose agli over 40. «Le Asl si stanno organizzando, non è ancora deciso se saranno aperti nuovi hub vaccinali e quanti. Ma sicuramente ci sarà un maggiore coinvolgimento di farmacie e medici di base», dice il responsabile della campagna di vaccinazione Brucchi, «non ci siamo posti un obiettivo preciso sul numero di terze dosi da somministrare, il nostro obiettivo è farne il più possibile».
Poi sull’opera di convincimento dei no vax: «Su questo fronte purtroppo non si nota alcuna inversione di tendenza rispetto al rallentamento dei giorni scorsi: da qualche settimana facciamo poche prime dosi ogni giorno. Con gli strumenti che abbiamo sembra difficile riuscire a convincere lo zoccolo duro rimasto», continua, «questo, mentre si mostra in crescita la pressione ospedaliera, almeno sulle terapie intensive, soprattutto nel Teramano, anche se i numeri sono ancora bassi. Bisogna però alzare l’attenzione e seguire l’evoluzione della situazione».
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