D’Angelo, il sindaco mandato in “esilio”

Casacanditella, per i giudici non può vivere nel paese che amministra. Domani la protesta dei colleghi in fascia tricolore
CASACANDITELLA. Al sindaco di Casacanditella, Giuseppe D'Angelo, è stato imposto dal Tribunale del Riesame dell'Aquila il divieto di dimora. Il provvedimento arriva dopo l’annullamento da parte della Cassazione di altro provvedimento, quello dell’interdizione dalle pubbliche funzioni, imposto dallo stesso tribunale ma che un articolo, il 289 del codice di procedura penale, vieta di applicare a chi ha una carica elettiva. Da settembre del 2017 ad oggi D’Angelo quindi non può più svolgere le sue funzioni di primo cittadino. E oggi ancora più di prima perché i giudici hanno deciso di farlo diventare di fatto il primo caso italiano di sindaco in “esilio” visto che D’Angelo può amministrare il suo comune solo da un altro paese.
Il suo caso però può diventare nazionale perché se ne occuperà Radio Radicale, partito di cui il primo cittadino di Casacanditella è uno storico esponente come lo è lo showman Nduccio, Germano D’Aurelio, che, dietro alla maschera di comico popolare e amato, cela un forte impegno civile e politico. È stato Nduccio a segnalare la storia alla radio del partito fondato da Marco Pannella. «È a dir poco paradossale che a un sindaco riammesso dalla Cassazione a svolgere il proprio compito di amministratore», dice, «sia vietato, da altri giudici, di vivere nel proprio paese». Domani, alle 10, molti colleghi di D’Angelo, guidati dal sindaco di Rapino, Rocco Micucci, manifesteranno davanti al Comune di Casacanditella indossando la fascia tricolore. Ma D’Angelo, che non potrà esserci, li dovrà seguire da Francavilla dove è costretto all’esilio, e dove ad amministrare il Comune c’è Antonio Luciani che oltre ad essergli amico è stato il suo avvocato, fino a pochi giorni fa, nell’inchiesta penale che lo coinvolge. D’Angelo è indagato per presunta corruzione nell’inchiesta sugli appalti dell’Unione dei Comuni delle Colline teatine. È Augusto La Morgia l’avvocato che ora assiste il sindaco di Casacanditella, che a settembre viene raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari. Ma la difesa ricorre al tribunale del riesame allegando una corposa indagine a discarico in cui vengono sentiti testimoni e ricostruita la vicenda «dimostrando, secondo noi, inconfutabilmente che D’Angelo non ha mai maneggiato denaro», afferma Luciani, «ma soprattutto non ha mai trattenuto nemmeno un centesimo per sé. Non c’è mai stata corruzione ma, come spieghiamo, c’è stato un intermediario che a titolo di amicizia avrebbe erogato alcune somme di denaro in favore della festa del paese». Ma è anche provato che il presunto corruttore non vinse l’appalto e che D’Angelo non sapesse delle donazioni.
Dimostrato questo, la difesa ottiene dal Tribunale del Riesame la revoca dei domiciliari sostituiti con l’interdizione. Che però non può essere data nel caso di cariche elettive. Nonostante ciò, il Tribunale di Sorveglianza interdice D’Angelo dalla carica di sindaco, un atto che la difesa impugna in Cassazione. Anche il pubblico ministero peraltro presenta il ricorso. E la Cassazione li accoglie entrambi con una motivazione che entra nel merito dell’inchiesta, attenuando molto il castello accusatorio, riprendendo i giudici per non aver preso in considerazione le indagini difensive e, soprattutto, raccomandando al Riesame di adottare una nuova decisione senza aggravare la misura. Pochi giorni fa il tribunale, con la stessa composizione giuridica, seppure con ruoli scambiati tra presidente e relatore, applica il divieto di dimora. «Ma se la norma vieta di dare l’interdizione a un sindaco perché solo i cittadini possono decidere la sua decadenza», conclude Luciani, «è chiaro che adesso per lo stesso motivo D’Angelo non può essere costretto alle dimissioni da sindaco perché colpito da un divieto di dimora nel paese che deve amministrare». Così domani mattina la solidarietà indossa la fascia tricolore.

