Da Civitella Alfedena a Forca Resuni

Passeggiando fra la Val di Rose e la Valle Jannanghera
di GIUSI PITARI
Tra le classiche escursioni al Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, quella al rifugio di Forca Resuni merita una menzione speciale per la spettacolarità di ogni suo particolare.
Si parte da Civitella Alfedena per la Val di Rose e si ridiscende per la valle Jannanghera costeggiando la riserva integrale del Parco con le sue vette incontaminate.
La Val di Rose si imbocca dal paese tramite il sentiero I1. Porta questo nome perché è costellata di cespugli di rosa canina tra faggi colonnari. La parte iniziale dell’itinerario è su una larga mulattiera sassosa, costeggiata da muretti a secco e che sale il costone erboso di Monte Mava ( il 30 dicembre di ogni anno è il teatro di una bellissima fiaccolata). Il panorama si apre sul Lago di Barrea e il sentiero si inoltra nel bosco.
Usciti dalla faggeta si è sullo stazzo di Val di Rose ed intorno il Parco più prezioso: la valle si presenta con la sua morfologia di circo glaciale, fra i grandi blocchi di calcare bianco del Monte Boccanera e di Passo Cavuto e le creste di dolomie bianche della Camosciara e Monte Sterpidalto, sulla cui dorsale non è raro scorgere cervi al pascolo. Si va a sinistra verso il Valico di Passo Cavuto: le praterie lasciano il posto a terreno pietroso e dopo una lunga serie di svolte sulle pendici del monte Sterpidalto si arriva al minuscolo intaglio di passo Cavuto (m 1980) e sembra di essere in cima al mondo: d'improvviso la vista si apre sulla conca che si trova dalla parte opposta, racchiusa tra le pendici del monte Capraro e del Petroso. Lo spettacolo è assicurato e i camosci non si fanno desiderare. Si rimane incantati dal loro sguardo fisso e dai loro fischi che dicono di non disturbare. Si scende quindi rapiti dai monti circostanti che compaiono e scompaiono tra le nubi che coprono e scoprono le cime, l’azzurro del cielo, i rari pini mughi e gli animali curiosi. Poco dopo si scorge il rifugio di Forca Resuni che si staglia ad ovest su un cielo immenso e, arrivati sulla sua sella (1952 m, circa 3 ore), si è sullo spartiacque tra il Monte Capraro e il Monte Petroso, tra l’Abruzzo e il Lazio. Dal rifugio alzando le braccia si può toccare il cielo, allungandole verso ovest il mare, ad est le vette di tutti i monti più belli. È ora di scendere verso il bosco, prima nella Val Risione e poi nella Jannanghera (sentiero K2) che riporta a Civitella Alfedena (15 km totali). Quest’ultima magnifica valle porta un antico nome dialettale il cui significato è “strega”: nelle credenze popolari , è considerata il regno della magia, del mistero e dell’ignoto. Magica lo è realmente con il suo bosco fitto, i faggi secolari ammantati di muschi e licheni, gli stazzi, il suono dell’acqua e i fruscii degli animali. In inverno, la Valle Jannanghera è favolosa: offre spazi selvaggi e incontaminati e permette di vedere il camoscio d’Abruzzo nel suo appariscente mantello invernale. Si può salire con le racchette da neve fino al circo glaciale della valle, poi è consigliabil. e l’uso dei ramponi .
Nei Parchi è bene seguire le mappe ufficiali per non correre il rischio di trovarsi all’interno delle riserve integrali dove la presenza dell’uomo è ridotta al minimo e possibile solo per il personale autorizzato; prima di partire è bene informarsi presso gli uffici che si trovano in paese.
Rispettiamo i Parchi, la natura, gli animali, ciò che fa dell’Abruzzo una regione unica con più del 30% del suo territorio protetto: andiamone fieri.

