Da mesi non si vedeva a Penne
Appassionato di pesca, spacciava per procurarsi la dose personale
PENNE. Marco Cervoni, l’uomo ferito a morte ieri mattina in un palazzo di Rancitelli, ad aprile avrebbe compiuto 36 anni: aveva ancora tutta una vita davanti per poter cambiare strada. Non aveva documenti con sé quando è stato ritrovato in una pozza di sangue su un pianerottolo di uno stabile del Ferro di Cavallo, quartiere principe dello spaccio pescarese. Non è stato perciò semplice identificarlo.
Tossicodipendente da tempo, Cervoni aveva iniziato a frequentare negli ultimi anni sempre con più assiduità i giri di spaccio pescaresi.
Ufficialmente viveva ancora con la famiglia in contrada Marzengo, con la mamma, il papà e la sorella, appena un anno più piccola. Si spostava a Rancitelli da Penne in autobus o approfittava di qualche passaggio, dato che non possedeva un’autovettura. Spacciava anche piccole dosi, ma solo e esclusivamente per potersi permettere il consumo personale.
Da giovane, dopo aver terminato la scuola dell’obbligo, aveva iniziato a lavorare come tornitore con il padre nella piccola impresa di famiglia nel quartiere di contrada Santa Vittoria, alle porte di Penne.
Tifoso del Napoli, da giovane spesso si recava sulle sponde della Diga di Penne per praticare la sua grande passione: la pesca. A poco a poco le cattive compagnie lo hanno sempre più allontanato dalla famiglia e dal lavoro.
Da diversi mesi non si vedeva più in giro per Penne e aveva fatto quasi completamente perdere le sue tracce.
Francesco Bellante

