Da Scafa all’Etna in bici: l’impresa dei magnifici 6

Un gruppo di over 50 (con un 72enne) realizza il sogno di una vita: arrivare sul vulcano in sette giorni. Il leader: «E adesso ci attende il giro della Sicilia...»
PESCARA. Se la fatica è stata grande, la soddisfazione è stata certamente superiore. Per sette giorni hanno pedalato da mattina a sera, e alla fine ce l’hanno fatta. Da Scafa hanno raggiunto Trecastagni, a due chilometri da Nicolosi, in provincia di Catania. Dall’Abruzzo volevano arrivare all’Etna sulle due ruote, e ci sono riusciti, vincendo una sfida con se stessi.
Sono sei, un gruppo affiatato che condivide da dieci anni la passione per la bici, e non sono professionisti della pedalata, anzi nella vita fanno tutt’altro. Maurizio Ciccotelli, 50 anni, presenta i suoi compagni di avventura, e si fa portavoce della squadra. Con lui, che è un imprenditore di Scafa, ci sono suo cugino Paolo Ciccotelli, 72 anni, di Pescara, pensionato, Giuseppe Carestia, 51 anni, operaio, Ernesto Di Fiore, 52 anni, imprenditore, Angelo Marcotullio, 54 anni, imprenditore, e il figlio Francesco, 28enne, studente-lavoratore, che vivono tra il Pescarese e L’Aquila.
«Da cinque o sei anni », racconta Maurizio Ciccotelli, «abbiamo cominciato queste escursioni, con delle semplici bici da corsa. Fino ad ora avevamo sperimentato viaggi di due o tre giorni, spingendoci al massimo fino a Matera, e prima ancora Assisi e il Castello di Gradara».
Qualcuno del gruppo iniziale si è tirato indietro ma lo zoccolo duro è rimasto e l’anno scorso è nata l’idea dell’Etna.
Dopo aver organizzato tutto per bene, programmando il viaggio e i pernottamenti in hotel, lo start c’è stato all’alba del 6 settembre e il viaggio si è concluso al tramonto del 12, percorrendo all’incirca 130 chilometri al giorno, dalle 7.30 al tramonto, per un totale di 900 chilometri.
Oltre alle bici c’era un pulmino, come scorta, guidato a turno dai sei, e oggi – a mente fredda – la comitiva assapora il gusto dell’impresa riuscita.
«Tra noi», prosegue Ciccotelli, «non c’è gara, così come non c’è uno spirito di competizione contro altri o il desiderio di battere un record. La cosa più bella è che soffriamo in maniera omogenea, così come condividiamo la soddisfazione dei traguardi quotidiani. Avevamo il timore di non farcela perché siamo tutte persone molte impegnate a lavoro e facciamo a mala pena una passeggiata a settimana, in bicicletta, a parte Paolo. Siamo partiti senza allenamento, e forse è stata questa la sfida più grande».
«La sofferenza fisica si è fatta sentire molto, io ho pedalato a piedi scalzi, ma la meta quotidiana ci riempiva di gioia e ci spronava a proseguire».
Un grande stimolo è arrivato da Ciccoltelli senior, Paolo. «Lui ha venti anni più di noi ma è il più forte, si allena con costanza, e ci ha sempre spronati, ci ha indotti a tenere duro, a non mollare».
C’è anche chi, al contrario, ha conquistato l’appellativo di “re del piccio”, ed è Giuseppe Carestia. «Se qualcosa andava storto si metteva subito nervoso, e su questo abbiamo scherzato insieme, ma è ovvio che in quei giorni la stanchezza influiva molto».
La giornata più dura, dice ancora Ciccotelli, «è stata quando abbiamo lasciato Tropea. Pensavamo di attraversare il lungomare, in pianura, e invece è stato tutto un saliscendi», mentre lo sforzo più avvertito è stato quello degli ultimi due chilometri.
«Avevamo tirato quasi i remi in barca», racconta Ciccotelli, «quando ci siamo accorti che il nostro albergo era arroccato su un cucuzzolo, ed è stato pesante salire».
Di ritorno da questa vacanza sui generis il gruppo ha già pensato al prossimo tour da affrontare: vogliono (ri)partire da lì, da Nicolosi, per pedalare lungo “il perimetro della Sicilia”, magari con altri appassionati delle due ruote. Follia? «No», conclude Maurizio Ciccotelli, «perché non c’è meglio di ni«ente che spegnere il cervello e mettere alla prova il fisico».
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