Dagli armatori appello a Regione e prefetto

I pescherecci tornano in mare tra vecchi problemi e timori legati al prezzo del pesce sul mercato
PESCARA. Nessun indennizzo ricevuto, fino ad ora, per lo stop provocato dal coronavirus, né agli imbarcati né agli armatori. Fondali del porto insabbiati, ma con un dragaggio che sta per partire alla banchina sud, e lavori di prolungamento dei moli non ancora appaltati, mentre l’aggiudicazione è avvenuta per la vasca di colmata. E c’è anche il terrore che il pescato non si venda. Con queste premesse la marineria pescarese tornerà in mare domenica notte, dopo due mesi di stop dovuti alla pandemia.
I problemi della categoria sembrano infiniti, e proprio per questo il rappresentante dell’Associazione Armatori Pescara Francesco Scordella si è rivolto «alla Regione, al prefetto Gerardina Basilicata e alla Capitaneria di porto» per illustrare i mille nodi da sciogliere e chiedere un intervento. Sempre Scordella, ieri mattina, ha chiamato a raccolta gli armatori per definire alcuni aspetti della ripresa dell’attività, che avverrà solo per due giorni, la prossima settimana, «come prova». I pescherecci dovranno confrontarsi, come accaduto spesso in passato, con il problema dei fondali insabbiati, e lo dimostra il fatto che due giorni fa l’imbarcazione di Lucio Di Giovanni, “Maria Teresa”, si è incagliata nel porto mentre effettuava una prova in vista del ritorno in mare, ed è dovuta arrivare una motovedetta della Capitaneria ad agevolare le manovre.
Domenica, «con la bassa marea, le condizioni dei fondali potrebbero essere anche peggiori», ha spiegato Scordella, «per cui dobbiamo farci il segno della croce». E al rientro, sempre più complicato, le imbarcazioni più grandi potrebbero decidere di andare a Ortona, anziché a Pescara, anche per «non perdere tempo, dovendo raggiungere rapidamente il mercato». Proprio questa è un’altra incognita, perché non si sa che tipo di reazione ci sarà di fronte a un aumento di prodotto, e la destinazione del pescato locale non è chiara perché «ci dicono di andare a Roma ma molti potrebbero essere costretti a fermarsi a Pescara», visto che nella Capitale non si vende granché, al momento. «E comunque», ha commentato Scordella, «si spera in un cambio delle abitudini di consumo del pesce, visto che i ristoranti sono chiusi in questo periodo, e mi auguro che il prezzo al dettaglio si abbassi».
Da risolvere la questione degli indennizzi, visto che «non abbiamo ricevuto la cassa integrazione, siamo ancora in attesa delle somme per il fermo biologico degli ultimi due anni e non sappiamo se rientriamo nel Cura Italia». E poi «aspettiamo una risposta alla richiesta di saltare il fermo estivo: noi vogliamo lavorare». Venti giorni fa Scordella ha sollecitato alla Capitaneria, come ha detto lui stesso, i dati sulla profondità dei fondali, attraverso le batimetrie, e su questo fronte si è attivata la Regione che attende i risultati. Sempre la Regione, annuncia il dirigente Franco Gerardini, a giorni farà partire, attraverso una ditta di Venezia, i lavori per rimuovere dalla banchina sud diecimila metri cubi, stoccati lì dopo i precedenti dragaggi: il materiale sarà usato per il ripascimento sommerso a Francavilla. Ma dovrà essere l'Autorità di sistema portuale di Ancona a decidere se promuovere nuovi interventi di dragaggio nel porto di Pescara: quelli programmati, per un importo totale di 675mila euro, sono stati conclusi, grazie alla collaborazione con la Regione che li ha anche cofinanziati, per cui bisognerà capire se saranno investite altre risorse dall’Autorità di sistema portuale, e se sarà riproposta la collaborazione con la Regione per la realizzazione dei lavori.
Sempre la Regione (l’Arap) è in attesa del via libera del Provveditorato alle opere pubbliche di Lazio Abruzzo e Sardegna per promuovere la gara per il prolungamento dei due moli, ma l’ok tarda ad arrivare mentre la marineria non aspetta altro che il nuovo porto, come ha detto ieri Scordella, «perché siamo stanchi dei fondali insabbiati da decenni».
Intanto, sempre il Provveditorato ha aggiudicato i lavori di svuotamento della vasca di colmata per 895mila euro, di cui però non si conoscono i tempi. Il rappresentante della marineria sa di «poter contare sull'aiuto del senatore Luciano D'Alfonso» (Pd), mentre il capogruppo in Regione Guerino Testa (FdI) chiede che «Regione e parlamentari abruzzesi facciano squadra affinché il fermo di questi mesi sostituisca quello biologico».
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